Il sub varesino Alpini ha esplorato il relitto del “Britannic”, la nave gemella del “Titanic”
Il team internazionale ha operato nelle acque greche dove è adagiato il transatlantico affondato nel 1916. L'appello a ministero e proprietà: "Va consentito l'ingresso per valutare lo stato di salute della nave"
È terminata con diversi risultati ottenuti la spedizione guidata dall’esploratore varesotto Andrea “Murdock” Alpini al relitto dell’HMHS Britannic, la “gemella del Titanic” adagiata dal 1916 sui fondali del Canale di Kea, in Grecia (QUI l’articolo in cui avevamo presentato l’iniziativa).
Alpini ha guidato un gruppo di lavoro italo-greco-svizzero con l’obiettivo di realizzare un reportage video-fotografico, sia con scopi editoriali (a Natale 2025 uscirà un volume sul Britannic per l’editore Magenes) sia per descrivere lo stato di conservazione del relitto del “Leviatano degli abissi”, come è stato soprannominato il transatlatico convertito – e tale era al momento dell’affondamento – in nave ospedale. Con Alpini si sono immersi gli italiani David D’Anna, Marco Setti e il fotografo Davide Pezone, gli svizzeri Raffaele Mazza e Stella Del Curto (fotografa) e i greci Yannis Tzavelakos e Jorgos Vandoro.
«Il Britannic è sott’acqua da quasi 110 anni, un tempo che inizia a essere piuttosto lungo – spiega Alpini al termine della spedizione – Per capire quanto potrà ancora conservarsi è necessario entrare nel relitto e supervisionare le strutture basse, prossime ai 120 metri di profondità, dove la situazione è ben diversa dai 90 metro dove si trova la parte superiore». L’ingresso però è attualmente inibito agli esploratori: «Il ministro greco per l’Archeologia Subacquea e il proprietario del relitto, Simon Mills, dovrebbero consentire ricognizioni mirate degli interni – chiede Alpini – per conoscere davvero lo stato di salute».
Qualcosa intanto si è mosso, in questo senso: la spedizione che ha preceduto quella di Alpini, diretta da Richie Kholer, ha ottenuto i permessi per il recupero di alcuni reperti significativi. Per la prima volta sarà quindi possibile vedere (in superficie) memorabilia e parti del Britannic che verranno esposti in pubblico.

Durante la spedizione in Grecia del team sono stati svolti anche alcuni test scientifici legati alla decompressione e alla fisiologia umana del subacqueo in immersione. Gli studi sono stati coordinati dal professor Gerardo Bosco dell’Università di Padova e dalla dottoressa Simona Mrakic Sposta dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNRe di Milano.
Gli studi hanno interessato tutte le immersioni – stressanti e oltre i 100 metri di profondità in soglia continuativa – effettuate durante la spedizione HMHS Britannic. Ogni subacqueo ha alternato sessioni di 30′ nei pressi del relitto con lunghe fasi di decompressione durate fino a tre ore.
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