Esche per attirare volpi da fotografare alla Palude Brabbia, «Sleale e dannoso»
La denuncia arriva da un gruppo di fotografi naturalistici che si sono imbattuti in questa brutta scoperta all'Oasi Lipu. Un comportamento sbagliatissimo che ha serie conseguenze per gli animali ma anche ripercussioni legali per i responsabili
Esche per animali lasciate nell’area protetta, nel tentativo di attirare degli esemplari selvatici da fotografare da vicino. La denuncia arriva da Eugenio Pigato, fotografo naturalista che insieme ad altri appassionati è stato testimone della scena all’Oasi Lipu della Palude Brabbia il 7 agosto. Quella mattina, Pigato e il gruppo di fotografi si sono imbattuti in una volpe intenta a mangiare il cibo lasciato da qualche fotografo scorretto. (In copertina, la volpe con l’esca fotografata da Eugenio Pigato – link al suo post)
Si tratta di un gesto sleale e dannoso, che i fotografi hanno documentato e segnalato a un vigilante della Lipu immediatamente. «In una riserva Naturale – ha commentato Pigato in un post su Facebook – non si possono usare esche. Se si è veri amanti della fotografia naturalistica, bisogna essere leali, non usare questi metodi per farsi belli […]. Suggerisco a questi signori un posto per fotografarli da vicino pagando un semplice biglietto: il Museo di Scienze naturali di Milano».
Le esche possono infatti provocare serie conseguenze per gli animali selvatici e l’equilibrio dell’intero habitat naturale. Il responsabile rischia inoltre di andare incontro a pesanti ripercussioni legali.
I rischi dall’alimentazione artificiale per la fauna selvatica
Dare da mangiare agli animali selvatici può alterare profondamente il loro comportamento naturale. Specie come volpi, ricci o uccelli possono perdere la naturale diffidenza verso l’uomo, diventando dipendenti da fonti di cibo non naturali e modificando le proprie abitudini alimentari e di spostamento.
Inoltre, questo può aumentare la competizione tra individui, favorire la diffusione di malattie e, in alcuni casi, spingere gli animali ad avvicinarsi a strade o centri abitati, esponendoli a un maggiore rischio di incidenti o predazione. Senza contare che l’afflusso concentrato di animali in un’area può squilibrare gli ecosistemi, influenzando la disponibilità di risorse e le catene alimentari.
Le sanzioni per chi nutre animali selvatici nelle aree protette
In Lombardia, come nel resto d’Italia, la fauna selvatica è tutelata dalla legge nazionale (L. 157/1992) e dalle norme sulle aree protette (L. 394/1991), oltre che dalla normativa regionale (L.R. 26/1993). Alimentare gli animali in zone protette è un vietato, in quanto può costituire un disturbo o un danno alla fauna e agli habitat. Le conseguenze legali variano in base alla gravità della violazione: nei casi più seri sono previste sanzioni penali, con reclusione fino a 12 mesi e ammende che possono superare i 25 mila euro; per infrazioni meno gravi, come l’alterazione del comportamento della fauna, sono possibili multe e sanzioni amministrative.
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