Il caro prezzo dei resi. La moda online alla prova della sostenibilità

Dalla ricerca congiunta di Liuc, Politecnico di Milano, CNR-ISMed di Napoli e SCS Consulting nasce ReRouting, un modello decisionale per migliorare l’eco-efficienza della logistica inversa nel settore moda e trasformare i resi da costo a risorsa

liuc varie

«La gestione dei resi dell’e-commerce è un problema non più rimandabile», ha affermato il professor Alessandro Creazza, direttore del Green Transition Hub della Liuc, aprendo il convegno “L’insostenibile costo del fashion e-commerce” svoltosi all’Università Cattaneo di Castellanza.
«Gli impatti economici e ambientali sono evidenti per le aziende – ha aggiunto – ma troppo spesso questo problema viene affrontato in isolamento. Solo un lavoro di filiera può portare risultati duraturi e condivisi».
Una sfida cruciale per un comparto in costante crescita. Nel 2024 le vendite online rappresentano ormai il 22% del mercato, ma dietro questo successo si nasconde il lato oscuro dei resi, un fenomeno sempre più strutturale nel fashion.
In Europa e in Italia, infatti, circa il 30% degli ordini – quasi quattro su dieci viene restituito. Un’abitudine che trasforma il salotto di casa nel nuovo camerino, con conseguenze pesanti. Solo in Italia, i resi valgono 2,5 miliardi di euro l’anno, mentre a livello globale il loro trasporto genera 23 milioni di tonnellate di CO₂, senza contare gli imballaggi e lo smaltimento dei capi invendibili, che possono arrivare al 10% del totale.

LA SFIDA DELLA LOGISTICA INVERSA

Dietro le quinte del fashion e-commerce opera un sistema complesso. La reverse logistics, o logistica inversa, che gestisce il viaggio di ritorno del prodotto dal cliente all’azienda. Una macchina costosa, in media il 33% più onerosa della logistica diretta, e dominata dal peso del trasporto, che può incidere fino all’80% dei costi complessivi. Per affrontare questa sfida, la Liuc, in collaborazione con SCS Consulting, il Politecnico di Milano e il CNR–ISMed di Napoli, ha sviluppato il progetto ReRouting – Reverse logistics Eco-efficient Re-Routing.
L’obiettivo: analizzare strategie e configurazioni eco-efficienti dei flussi di ritorno nel fashion e-commerce e individuare soluzioni capaci di bilanciare servizio al cliente, efficienza economica e sostenibilità ambientale. Attraverso 15 casi aziendali – produttori, retailer, operatori logistici e corrieri – il team di ricerca ha mappato i flussi di reso, individuando le variabili critiche: politiche di reso, organizzazione dei flussi, packaging e tecnologie.
Questi elementi sono stati poi combinati in un modello decisionale (Decision Support System – DSS), uno strumento che consente alle imprese di simulare scenari e scegliere la configurazione più sostenibile per la gestione dei resi, trovando il giusto equilibrio tra efficienza operativa e responsabilità ambientale.

DAL COSTO ALLA RISORSA

Dallo studio emerge che la sostenibilità della reverse logistics richiede un approccio collaborativo: produttori, operatori logistici, corrieri e consumatori devono agire come parte di un’unica filiera integrata. È un “gioco di squadra”, come lo hanno definito i ricercatori Liuc, che può trasformare i resi da costo a risorsa. Tra le leve più efficaci figurano modelli logistici omnicanale, capaci di integrare magazzini fisici e digitali per ridurre i tempi di gestione e reimmettere più rapidamente i prodotti a stock. Strategica anche la consegna dei resi presso punti di raccolta o negozi, che consente di consolidare i flussi dell’ultimo miglio, riducendo trasporti dedicati, emissioni e costi. A ciò si aggiunge il ruolo della comunicazione al consumatore, fondamentale per orientare scelte d’acquisto e reso più consapevoli, e quello delle tecnologie predittive, in grado di anticipare i flussi e ottimizzare le risorse. Ma ReRouting va oltre l’efficienza: invita a considerare i resi come opportunità di economia circolare. Rivendita, ricondizionamento, riparazione e riciclo devono diventare percorsi privilegiati, mentre lo smaltimento dovrebbe essere solo l’ultima opzione. Un reso gestito in tempi rapidi può essere reimmesso sul mercato, prolungando il ciclo di vita del prodotto e migliorando la sostenibilità complessiva del sistema moda.

UNA FILIERA CHE FA SQUADRA

Il messaggio del convegno è chiaro: la soluzione non è nel ridurre la libertà di reso dei clienti, ma nel ripensare i flussi di ritorno come parte integrante del business. L’innovazione tecnologica, la condivisione dei dati e la collaborazione tra gli attori della supply chain sono le chiavi per trasformare un problema strutturale in una leva strategica per la transizione ecologica del settore. Come conclude Creazza, «solo un approccio di filiera, coordinato e collaborativo, può generare benefici diffusi. La logistica inversa, se ben gestita, può diventare non più un costo da contenere, ma una risorsa da valorizzare nel percorso verso un’economia davvero circolare».

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Pubblicato il 23 Ottobre 2025
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