A Carnago l’ingresso solenne di don Paolo Croci al santuario della Madonna dei Miracoli
Nella funzione protagoniste tutte le parrocchie che compongono la comunità pastorale: Carnago, Rovate, Solbiate Arno, Gornate Olona e Castelseprio
Domenica 9 novembre la comunità pastorale di Carnago e Rovate ha accolto ufficialmente il nuovo parroco, don Paolo Croci, con una celebrazione solenne celebrata al santuario della Madonna dei Miracoli. La messa d’ingresso si è svolta alle ore 11 alla presenza di numerosi fedeli, autorità locali e rappresentanti delle altre parrocchie della zona.
A presiedere la celebrazione è stato il vicario episcopale della zona pastorale II di Varese, don Franco Gallivanone, che ha introdotto e accompagnato il passaggio simbolico della guida pastorale. Durante il rito, come da tradizione, il vicario ha consegnato a don Paolo la ferula, il bastone pastorale, segno del ministero e della responsabilità del parroco nella guida della comunità.
Con l’ingresso ufficiale a Carnago e Rovate, don Paolo Croci assume un ruolo centrale anche nel coordinamento pastorale della zona. Il sacerdote, infatti, mantiene anche gli incarichi già affidatigli nelle parrocchie di Solbiate Arno, Gornate Olona e Castelseprio, all’interno della comunità pastorale “San Benedetto”.
Due rappresentanti per ogni parrocchia hanno consegnato a don Paolo i segni: i consiglieri pastorali di Solbiate hanno portato il lezionario, quelli di Castelseprio l’aspersorio, i delegati di Carnago le chiavi del tabernacolo, quelli di Rovate la stola viola e infine i consiglieri di Gornate gli oli santi.
Nel suo messaggio ai fedeli dei diversi paesi, don Paolo aveva già parlato di «un presbiterio unito, che ha comunione di intenti e desiderio di camminare insieme: una fraternità che può aiutare, più con l’esempio che con le parole, a vivere il comandamento di Gesù: “amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”. Come potremo favorire la collaborazione tra le parrocchie e tra i singoli se noi non saremo i primi a viverla? Ciascuno con il proprio carattere, i propri pregi e difetti, con i propri carismi (doni per il servizio), ma tutti a volere il bene di questa porzione benedetta del popolo di Dio. Questo è lo stupore: il nostro “essere fratelli” come preti, a servizio del vostro bene, della vostra crescita nell’Amore di Dio, perché chiunque entri in contatto con voi possa dare gloria al Padre per la vostra vita. E poi sarà stupore anche il desiderio di sinodalità, così come ci richiama il nostro Arcivescovo: faremo molta più fatica perché dovremo imparare a rallentare o accelerare il passo, dovremo fermarci più spesso ad ascoltarci, dovremo porre piccoli passi e non voli pindarici… ma se lo faremo con verità e desiderio di costruire il Regno di Dio tra di noi porterà il frutto più grande: la santità nella comunione».
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