La lunga strada della parità
Donne, media e sport: un incontro nella sede romana dell'Ordine dei Giornalisti. Tra i protagonisti Antonella Bellutti (foto), Andrea Soncin e Tiziano Pesce
Con l’avvicinarsi della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne (25 novembre), il mondo dello sport e dell’informazione si mobilita per affrontare il tema della parità. In questo contesto di forte impegno, la Uisp Varese si distingue per l’attenzione costante allo sport in rosa e alle tematiche di genere, avendo anche installato una panchina rossa vicino alla sede di piazza De Salvo, simbolo della lotta contro la violenza (nella foto, un allenamento “a tema”).
La parità di genere è stata al centro del corso di formazione per i giornalisti “Donne, media, sport: genere e informazione sportiva”, tenutosi venerdì 7 novembre nella sede romana dell’Ordine dei Giornalisti nazionale, organizzato da Giulia Giornaliste e Ordine dei Giornalisti.
Il dibattito, moderato dalla giornalista Rai Alessandra Mancuso, si è aperto con l’intervento di Antonella Bellutti, ex atleta olimpionica e dirigente sportiva. Bellutti ha presentato i dati della ricerca S.I.M.O. (Sport Inclusion Modern Output), progetto basato su oltre 800 testimonianze di atlete ed ex atlete. Nonostante i risultati sportivi di alto livello, l’atleta ha avvertito che «non bisogna pensare che tutto vada a gonfie vele» poiché lo sport femminile ha ancora «grosse difficoltà da risolvere». I dati Istat mostrano la forte sedentarietà femminile, causata anche dal loro ruolo di cura nella vita quotidiana. La conclusione è amara: «Le atlete italiane vincono ma non contano; è fondamentale lavorare per superare questo divario», evidenziando la persistenza delle discriminazioni.
Le riflessioni di Bellutti sono state rafforzate dall’intervento di Tiziano Pesce, presidente Uisp Nazionale, che ha posto l’accento sulla necessità di sviluppare una visione che metta la persona al centro, a prescindere da genere, età e provenienza. Pesce ha elevato la parità a una questione di democrazia e di diritti fondamentali. «Quando una donna fatica nello sport ad allenarsi, a dirigere, a lavorare, a essere rappresentata nei media, non è più solo una questione di ambito sportivo, bensì di diritti», ha affermato, chiamando i media e le associazioni a essere parte attiva del processo per uno sport più equo e accessibile.
Sull’importanza del linguaggio si è concentrato anche Andrea Soncin, allenatore della Nazionale femminile di calcio. Soncin ha definito la comunicazione come un «assumersi la responsabilità del linguaggio che si usa». Interrogato sull’uso del femminile nel calcio, ha riscontrato una «molta disomogeneità» nelle preferenze delle sue atlete. Per la crescita, ha indicato l’importanza di ispirarsi ai paesi in cui le bambine svolgono più attività sportiva a scuola e ha ribadito che i risultati della Nazionale possono servire come incentivo al cambiamento.
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