Ernesto Maroni, ovvero l’importanza di chiamarsi Bobo
Marco Pinti prende spunto dal nome sbagliato sulla targa del Famedio per raccontare Roberto Maroni
«Ernesto, come Ernesto Guevara della Serna, detto Che, per via dell’intercalare che infilava in ogni frase. Quello stesso Che Guevara di cui il “Nostro” leggeva i Diari della motocicletta dai microfoni di Radio Varese. Un segno, una coincidenza, un gioco del destino?» Inizia così la riflessione di Marco Pinti, grande amico di Roberto Maroni, ex segretario della Lega e consigliere comunale a Varese, a commento di un dettaglio che non è passato inosservato durante la cerimonia al Famedio dei cittadini illustri di Varese: sulla targa dedicata a Maroni, infatti, il suo nome è comparso come Ernesto, anziché Roberto.
«Un madornale errore del Sindaco: da seppellirsi di vergogna, per restare in tema», ironizza Pinti. Un errore clamoroso, certo, ma anche una piccola scintilla capace di accendere riflessioni più profonde sul personaggio Maroni, sul suo mondo e sulle sue apparenti contraddizioni.
“Eppure noi, – prosegue Pinti – che da Bobo abbiamo imparato a trasformare gli accidenti in qualcosa di migliore, attendiamo con fiducia una nota di scuse pubbliche che sia proporzionale alla figuraccia dell’Amministrazione. Nel frattempo, ce la ridiamo sotto i baffi, come faceva Roberto quando qualcuno gli chiedeva conto di quel secondo nome”.
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