Varese: l’acqua che ti scorre dentro
Fiumi e laghi del Varesotto come mappa del territorio e delle nostre sponde personali
Ho pensato a questo argomento, leggendo un’intervista su VareseNews, fatta durante la visita del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, in città. In mezzo a molte cose su cui potrei anche non essere d’accordo, una frase mi è rimasta addosso come una goccia fredda sul collo: “prima impariamo a collocare un fiume o una montagna sulla carta geografica”. Perché, dice, conoscere il territorio è il primo passo per prendersene cura.
Ecco: a volte basta una frase, anche detta “da un altro pianeta”, per accendere una lampadina domestica. Ho ringraziato mentalmente il ministro (con quella gratitudine strana che si prova quando lo stimolo arriva da un posto inatteso) e mi sono detto: ok, proviamo davvero. Proviamo a fare un esercizio semplice e, in fondo, infantile: guardare la provincia di Varese non come un insieme di comuni, rotatorie e svincoli, ma come un sistema. Un organismo. Un corpo. E capire dove scorre l’acqua.
La provincia dell’acqua. Partiamo dall’ovvio, quello che diciamo sempre ma che raramente traduciamo in mappa: Varese è una provincia in cui l’acqua non è decorazione, è struttura. Ci sono i due giganti di confine: il Lago Maggiore (Verbano) a ovest e il Lago di Lugano (Ceresio) a est. E poi, nel mezzo, quel grappolo fitto di specchi d’acqua che fa parlare da decenni dei Sette Laghi Varesini: Varese, Comabbio, Monate, Delio, Ganna, Ghirla, Biandronno (lago che fu).
Già così, se lo guardi bene, capisci una cosa: qui l’acqua non è “un lago”. È un sistema di laghi. E dove ci sono laghi, ci sono emissari e immissari, cioè storie in movimento.

La calata divertente: tre fiumi “madri” e una folla di torrenti. Se vuoi un orientamento rapido (da attaccare sul frigo, o in testa), la provincia è attraversata da tre fiumi principali: Ticino, Olona, Tresa.
Il Ticino, che nasce in Svizzera quasi a 2.500 metri, ed è l’uscita naturale del Lago Maggiore: quando lo vedi ripartire da Sesto Calende, così largo e maestoso, non ti colpisce che sia il secondo fiume italiano per portata d’acqua coi suoi 250 chilometri fino al Po. C’è l’Olona, il fiume “nervoso”, quello che porta con sé la storia industriale, che arriva fino a Milano, dove andava a scuola mio figlio e lo vedeva esondare in diretta in zona Niguarda. E oggi lui va alla Manfredini, che si trova proprio in Valle Olona: corsi e ricorsi della storia lungo lo stesso fiume. C’è il Tresa, un fiume di confine e di collegamento, che nasce come emissario del Ceresio e va a consegnarsi al Maggiore. Spesso lo percorriamo col gruppo ciclistico della Sant’Ambrogio, fino a Sessa nel Canton Ticino.
E poi c’è la parte bella, quella che ti fa sorridere perché sembra un inventario infinito: la folla di torrenti e rii che danno acqua ai laghi, e che poi dai laghi tornano fiume. Margorabbia, Bardello, Boesio, Tinella… nomi che, appena li pronunci, hanno già una musica addosso. Quante volte sono stato a fare un picnic in quel posto bellissimo dove il Tinella entra nel lago di Varese!
Se fai un esercizio da camminatore o da canoista, segui l’acqua e scopri che la provincia è una rete: non “posti”, ma collegamenti. E a quel punto, inevitabilmente, mi sono accorto di una cosa: questa ricerca non stava parlando solo della provincia. Stava parlando di me.
Sono cresciuto a Milano, in via Arconati. Nel cortile c’era un grande tombino, proprio al centro, come un occhio. Mia madre mi diceva che pochi metri sotto c’era l’acqua: la falda sotto la città era alta, almeno lo era allora, e quell’idea mi ha sempre dato una sensazione strana e potente: Milano non era solo cemento e tram, era anche un posto costruito sopra un’acqua invisibile, pronta a ricordarti che la città non è mai del tutto asciutta.
Le estati invece le passavo dalla nonna materna in un paesino dell’alta Valle Brembana dove sono nati entrambi i miei genitori: Averara. Lì c’è il torrente Mora, affluente del Brembo. Averara è un comune al confine con il Passo San Marco, quello che ti porta in Valtellina, e appena superi quel varco cambia tutto: la valle si apre e trovi l’Adda, che scorre lungo la Valtellina come una spina dorsale (attraversando Madonna di Tirano, da dove veniva nonna Savina). Anche la geografia, quando sei ragazzo, è una forma di educazione sentimentale: capisci che i passi non sono soltanto strade, sono cerniere tra sistemi d’acqua diversi. Poi c’era Vaprio d’Adda, dove abitavano i parenti del papà di mia mamma. Un altro pezzo di famiglia appoggiato a un altro fiume. A ripensarci oggi, mi fa sorridere: la mia genealogia sembra disegnata lungo le sponde.
Quando ho smesso di giocare a basket, verso i diciott’anni, si è aperta una stagione di sport nuovi. Uno dei primi è stato il kayak: con il mio caro amico Alessandro ci siamo iscritti al circolo all’Idroscalo, il cosiddetto mare di Milano. Dopo qualche mese di pratica abbiamo preso le imbarcazioni e siamo finiti in un canale laterale del Ticino. E dopo un po’, come succede sempre quando l’acqua ti prende, siamo andati sul Trebbia, un fiume di una valle bellissima, di quelle che ti fanno capire perché certe persone passano la vita a cercare correnti.
Molti anni dopo mi sono trasferito negli Stati Uniti, “quelli dei grandi laghi”, in un paesino che sembra una coincidenza scritta apposta: Saint Joseph. È sulle rive del Lago Michigan, grande come l’Adriatico, e lì c’è anche una centrale nucleare che usa l’acqua del lago per il raffreddamento. Anche l’acqua potabile della rete pubblica è filtrata dal lago: te la bevevi e sai che viene da un mare dolce, enorme, quotidiano, a volte ghiacciato a perdita d’occhio.
Il mercoledì sera facevo parte di un’imbarcazione che partecipava a una competizione velistica: Stuart, il benestante e generoso dentista della cittadina, aveva una barca bellissima e leggerissima. Arrivavamo spesso primi, poi entrava in gioco il sistema di compensazione per la tipologia di barca e finivamo secondi, terzi, o anche più indietro. Un’altra lezione dell’acqua: sport, agonismo, natura e amicizia.
Quando sono tornato dagli Stati Uniti, nel 1996, sono arrivato per la prima volta nel Varesotto. Non c’ero mai stato prima. Da allora sono passati trent’anni e oggi, appena posso, anche tutti i giorni, sono magneticamente attratto dal lago che un tempo si chiamava “di Gavirate” e oggi è Lago di Varese. Ho scritto anche qualche articolo l’anno scorso sulle esplorazioni fatte con il kayak doppio con il mio amico Simone: a volte sembra un angolo di Africa, sotto casa. Mi piacciono i riflessi, la natura, le luci e le atmosfere, le nebbie, le lune di notte, le albe di giorno, i tramonti. Mi piace quell’istante in cui l’acqua ti restituisce il mondo come se fosse una fotografia fatta Henri Cartier- Bresson.
Ed ecco perché mi interessa conoscere questi nomi, adesso. Perché mi sembra che la mia vita, a guardarla bene, non sia stata una linea retta: è stata un susseguirsi di sponde. Un atlante personale fatto di acqua dolce.

//
LA NEBBIA NASCONDE
La nebbia nasconde
l’ombra di un fantasma.
È mia.
La pioggia lava
l’aria della notte.
Sono qui.
Il vento alza
il canto di un’eco.
Respiro.
La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
Ultimi commenti
GianPix su Il varesino Marco Iemmi ha vinto il Premio Internazionale "Il Poeta dell'Anno"
Rocco Cordi su "Grazie Giorgio per quel nostro pezzo di strada percorso insieme"
Bustocco-71 su Lavori in autostrada A8 a Gallarate, per otto mesi carreggiata per Milano ridotta a due corsie
Simone su Lavori in autostrada A8 a Gallarate, per otto mesi carreggiata per Milano ridotta a due corsie
Stefania Radman su Apre il cantiere stradale in via Carcano a Varese che rivoluzionerà la viabilità di Biumo
GrandeFratello su Apre il cantiere stradale in via Carcano a Varese che rivoluzionerà la viabilità di Biumo






Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.