Ecologia, da Mumbai a Bodio Lomnago
Dovremmo stare attenti a non ridurre l’ecologia a una superiorità morale di chi ha le strade più pulite. La vera questione è molto più grande: come rendere abitabile una casa comune in cui convivono passato e futuro, Oriente e Occidente, ricchezza e povertà, desiderio di benessere e limiti del pianeta?
A Mumbai l’ecologia mi è apparsa in un punto in cui, a prima vista, sembrava assente. Camminavo di sera vicino all’aeroporto per far tardi e aiutare il corpo a prepararsi al ritorno dal fuso. Alla mia destra scorreva un flusso ininterrotto di mezzi e persone, clacson assordanti che non si fermavano mai. Alla mia sinistra, quella che noi chiameremmo senza pensarci troppo una baraccopoli: una successione di piccole luci, il gommista, il barbiere, il venditore di bibite, e ogni venti metri un vicolo scurissimo da cui entravano e uscivano figure magre, occhi come gatti, insieme a qualche topo piccolo e veloce. Donne e uomini spesso separati in piccoli crocicchi. Intorno, oggetti, rifiuti, sporcizia. Quello che il nostro sguardo occidentale classifica rapidamente come degrado.
Poi ho visto un padre con una bambina di quattro o cinque anni. Lei teneva nella mano sinistra un sacchetto rotondo e pesante come un pallone di calcio. A un certo punto il padre l’ha lasciata andare. La bambina ha preso lo slancio e, da circa tre metri di distanza, con in mezzo macerie e rifiuti, ha centrato perfettamente un bidone dell’immondizia già pieno.
In quel gesto minuscolo c’era più ecologia che in molti discorsi sulla raccolta differenziata. Perché l’ecologia, nel suo significato più profondo, non è solo l’ordine visibile delle cose. Non coincide con il cassonetto giusto, la strada pulita, la filiera ben organizzata. Tutto questo conta, certo. Ma viene dopo. Prima c’è un’altra domanda: come si abita il mondo insieme? Come si tiene viva una relazione tra le persone e lo spazio comune, anche dentro condizioni dure, sovrabbondanti, contraddittorie?
Non stiamo parlando di un dettaglio periferico del mondo. L’India oggi è un Paese immenso, da circa 1,45 miliardi di abitanti, con un’economia in forte crescita ma ancora con un reddito medio per persona molto lontano da quello occidentale. È qui che la questione ecologica smette di essere un galateo urbano e diventa una domanda di civiltà.
L’India ti costringe a porti questa domanda. Un miliardo e mezzo di persone ha pieno diritto allo sviluppo e al benessere. Ma è evidente che questo sviluppo non può semplicemente coincidere con la replica del modello occidentale: quello che ha pulito le strade e organizzato la raccolta differenziata, ma ha anche consumato risorse, spostato altrove i costi ambientali, contribuito al riscaldamento globale e spesso coperto, sotto il nome del progresso, rapporti di forza e guerre.

Poi sono tornato a casa, a Bodio Lomnago. In giardino c’erano il bidone marrone dell’umido e quello con il coperchio rosa dell’indifferenziata. Di solito, quando torno, tocca a me metterli fuori in strada. Siccome avevo perso un po’ la cognizione del tempo, ho chiesto: devo metterli fuori? Mi è stato risposto di no, erano quelli di ieri, bisognava rimetterli al loro posto.
Mi ha colpito anche questa scena, così ordinaria e così domestica. Perché lì c’era un’altra forma di ecologia: meno drammatica, meno visibile, ma altrettanto reale. Un’abitudine, un ritmo, una distribuzione dei compiti, una civiltà dell’abitare sostenuta da infrastrutture che funzionano.
E allora colpisce ancora di più il contrasto con un’Europa che in parte si ripiega su se stessa: in Svizzera, il 14 giugno 2026, si voterà su un’iniziativa per impedire che il Paese superi i 10 milioni di residenti, con misure correttive già al raggiungimento dei 9,5 milioni. È la versione politica di un’ecologia-fortezza: non come abitare il mondo insieme, ma come limitare chi può entrare nella casa.
Forse la differenza non è tra luoghi ecologici e luoghi non ecologici. Forse la differenza è tra i contesti in cui il gesto giusto può appoggiarsi a un ordine già predisposto e quelli in cui quel gesto deve farsi strada dentro il caos. Per questo dovremmo stare attenti a non ridurre l’ecologia a una superiorità morale di chi ha le strade più pulite. La vera questione è molto più grande: come rendere abitabile una casa comune in cui convivono passato e futuro, Oriente e Occidente, ricchezza e povertà, desiderio di benessere e limiti del pianeta.
A volte una bambina che centra un bidone pieno in un vicolo di Mumbai aiuta a capire questa domanda più di molti slogan verdi.

Profumo del niente
l’anima abita la casa
dove riposano le stagioni
quando non è
il loro turno
dove i colori
appendono il loro nome
all’uscio
dove le bilance
non pesano più
e nessuno chiede
perché
dove Dio è il profumo
del niente
e tutti sanno
chi è
dove essere
si nutre d’amare
e si beve il tempo
dove il cuore
costruisce
una casa senza porta
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