La protesta contro l’antenna a Buguggiate corre via posta: consegnata la raccolta firme
Poco più di cento firme sono giunte giovedì mattina negli uffici del Comune. Il sindaco Sambo: «Siamo contrari quanto i cittadini, ma abbiamo le mani legate: l'area è privata»
La mobilitazione dei residenti attorno a via Pozzolo è arrivata ufficialmente sui tavoli degli uffici comunali. Nella mattinata di giovedì 19 febbraio, è stata recapitata tramite posta la petizione sottoscritta da poco più di cento cittadini per chiedere lo stop all’installazione della nuova antenna per la telefonia mobile. Una battaglia che vede il vicinato preoccupato non solo per l’impatto visivo di una struttura alta trenta metri, ma soprattutto per le possibili ricadute sulla salute legate alle emissioni.
Il sindaco di Buguggiate, Matteo Sambo, chiarisce la posizione dell’amministrazione, mostrandosi solidale con i timori dei residenti ma evidenziando i limiti normativi che stringono il campo d’azione dell’ente pubblico.
«Mi preme chiarire subito che anche noi come Comune non siamo affatto d’accordo che venga installata questa antenna — ha dichiarato il primo cittadino —. Iliad ha fatto richiesta presentando anche una relazione di Arpa che esclude qualunque rischio per i residenti. Noi, dal canto nostro, ci siamo attivati e abbiamo chiesto un parere alla Soprintendenza che però ci ha risposto che non sussistono controindicazioni. Più di questo noi, come amministrazione, non possiamo fare».
Il nodo della questione resta la natura del terreno scelto per il ripetitore, che non appartiene al demanio pubblico. «L’antenna verrà installata in un’area privata — spiega il primo cittadino —. Nonostante i nostri tentativi di mediazione, il proprietario del fondo ha ribadito l’intenzione di procedere. Siamo consapevoli che l’impatto estetico di una struttura di trenta metri sia rilevante, tuttavia siamo certi della sicurezza dell’impianto. La giurisprudenza parla chiaro: i Comuni che si sono opposti in passato hanno sempre perso, finendo per pagare anche le spese legali di tasca propria. Sarebbe una beffa aggiunta al danno».
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