Cure palliative, la Lombardia punta sulla presa in carico precoce: 40mila pazienti all’anno, investimenti +53%
Il convegno a Palazzo Lombardia fotografa una rete tra le più sviluppate d'Italia: 74 hospice, 840 posti letto, 120 unità domiciliari. La sfida: estendere la copertura e integrare meglio ospedale e territorio
Presa in carico precoce, integrazione tra ospedale e territorio, formazione specialistica e volontariato: sono questi i pilastri su cui la Lombardia vuole costruire il futuro delle cure palliative. Il convegno «Il valore delle cure palliative nel sistema sanitario regionale», promosso dalla Commissione Sanità del Consiglio regionale e svoltosi nella Sala Biagi di Palazzo Lombardia, ha fatto il punto su una rete che, già oggi, è tra le più strutturate del Paese, e ha tracciato la strada per renderla ancora più capillare.
Una rete che vale un quinto dell’Italia
I numeri parlano chiaro: la nostra regione concentra circa un quinto dell’intera offerta nazionale di hospice, con 74 strutture e 840 posti letto, di cui 6 dedicati alle cure palliative pediatriche.
Sul fronte domiciliare, le 120 Unità di Cure Palliative Domiciliari (UCP-Dom) assistono ogni anno quasi 40mila pazienti, con il 40-45% dei casi gestiti direttamente a casa. Dal 2019 al 2025 gli investimenti regionali sono cresciuti del 53%, passando da 102 a 158 milioni di euro. A completare il quadro, quattro scuole di specializzazione in medicina delle cure palliative nelle università di Milano (Statale e Cattolica), Brescia e Pavia.
Bertolaso: nuova struttura pediatrica a Brescia
L’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso ha annunciato la realizzazione di una struttura dedicata alle cure palliative pediatriche presso l’ASST degli Spedali Civili di Brescia, indicando le cure pediatriche come la frontiera prioritaria su cui investire. Bertolaso ha definito il modello lombardo «un riferimento per tutto il Paese», pur sottolineando la necessità di continuare a migliorare.
La sfida: intervenire prima, coordinare meglio
Il presidente del Consiglio regionale Federico Romani ha inquadrato il tema in una prospettiva demografica: in Lombardia oltre il 23% della popolazione ha più di 65 anni e cresce il numero di chi convive per anni con patologie croniche e degenerative. La risposta, ha sottolineato, non può essere solo organizzativa: deve essere culturale. «Il tema delle cure palliative riguarda il modo in cui una comunità sceglie di prendersi cura delle persone nei momenti di maggiore fragilità», ha detto Romani, invitando a intervenire prima che la situazione clinica si aggravi e a rafforzare il coordinamento tra ospedale e territorio.
La presidente della Commissione Sanità Patrizia Baffi (FdI), promotrice del convegno, ha richiamato la legge 38/2010 come punto di svolta e ha indicato la necessità di una cura «multidisciplinare» che contempli non solo la complessità clinica ma anche i bisogni psicologici e sociali dei pazienti e delle loro famiglie. La consigliera Maria Rozza (PD) ha posto l’accento sul carico emotivo che grava sul personale sanitario e sull’importanza di coinvolgere i familiari nei percorsi di cura.
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