CGIL e ACLI di Varese in piazza per la sanità: “La salute è un diritto, non un privilegio”

"O paghi, o aspetti, o rinunci": CGIL e ACLI fotografano la sanità varesina. Appuntamenti l'11 aprile a Milano e il 16 a Varese con Cartabellotta della Fondazione GIMBE

Generico 06 Apr 2026

CGIL e ACLI della provincia di Varese scendono in campo insieme per difendere il servizio sanitario nazionale. Innanzitutto con una manifestazione regionale prevista per sabato 11 aprile a Milano dal titolo “Scendiamo in piazza per il diritto alla salute“: dalla provincia di Varese sono attese circa 500 persone.

Il calendario della mobilitazione non si esaurisce però sabato: mercoledì 16 aprile a Varese è in programma un convegno dal titolo “Quale futuro per il servizio sanitario nazionale?” con Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, uno degli osservatori più autorevoli a livello nazionale sullo stato del servizio sanitario pubblico. A illustrare le ragioni di entrambi gli appuntamenti è stata questa mattina una conferenza stampa alla Camera del Lavoro di Varese, in via Bixio, con i vertici delle due organizzazioni.

Ad aprire i lavori la segretaria generale della CGIL di Varese Stefania Filetti, che ha inquadrato la questione su un doppio binario: quello dei pazienti e quello dei lavoratori. Due facce della stessa crisi, ha spiegato, in un sistema sanitario lombardo che — secondo le organizzazioni presenti — spinge sempre più verso il privato e si disimpegna progressivamente dal pubblico.

Davide Farano, segretario generale di FP CGIL, ha tracciato il quadro dal lato dei lavoratori. «Siamo in un periodo di compressione e involuzione», ha detto, ricordando che il sindacato non ha firmato l’ultimo contratto del pubblico impiego perché ritenuto impoverente: «Gli aumenti riconosciuti erano attorno al 5% a fronte di un’inflazione che nel periodo di riferimento aveva superato il 15%. Il risultato – ha spiegato Farano – è una rincorsa alle prestazioni aggiuntive che in Lombardia viene persino incentivata con il messaggio “più lavori più guadagni”, ma a scapito della salute degli operatori stessi». Preoccupa anche il fronte della sanità privata, che fa profitti ma non rinnova il contratto: per questo il 17 aprile è in programma uno sciopero nazionale a Roma. E il terzo settore, quello delle case di riposo, arranca perché svuotato dai concorsi aperti nel pubblico.

Filippo Cardaci, presidente delle ACLI provinciali, ha portato la voce degli sportelli di ascolto, dove ogni giorno si misura la rassegnazione dei cittadini rispetto ai propri diritti. «La salute viene avvertita come un privilegio, non come un diritto» ha detto. E ad illustrare il punto ha raccontato il caso di un utente che si era visto offrire un appuntamento nel 2027, aveva rifiutato e si era quindi rivolto allo sportello: «Poco dopo ci ha richiamato per dirci che annullava tutto: gli avevano comunicato che avevaano anticipato e fissato l’appuntamento, urgente, per ottobre 2026. Era contento. Ecco la narrazione perfetta di quello che accade: ci si rassegna, ci si accontenta» ha commentato Cardaci. Ha poi citato il convegno “Stati Generali dell’Economia della Salute” tenutosi nei giorni scorsi a Varese: che sul sito si conta sei volte la parola “economia” e zero volte la parola “diritti”.

Giacomo Licata, segretario generale di SPI CGIL Varese, ha inquadrato la questione dal punto di vista dei pensionati: «Nella provincia di Varese vengono erogate circa 230.000 pensioni, una fetta di popolazione che si confronta con il tema della salute ogni giorno e che è destinata a crescere con l’andamento demografico – ha spiegato Licata – Siamo arrivati al punto che o paghi, o aspetti, o rinunci» citando il dato nazionale che vede quattro milioni di italiani che rinunciano a curarsi. «La prevenzione diventa impossibile quando le liste d’attesa sono quelle che sono».  invece Per illustrare il tema della fuga del personale sanitario ha usato un esempio familiare: un cugino si è licenziato dall’ospedale di Varese per lavorare a partita IVA, e lavorando tre giorni alla settimana guadagna quanto guadagnava facendo i turni in ospedale.

A chiudere Francesco Bazzana, del dipartimento politiche sociali della CGIL, che ha sottolineato uno degli aspetti fondanti della manifestazione dell’11 aprile: la necessità di una maggiore integrazione tra sistema sanitario e sistema sociale. «Sempre più spesso – ha spiegato – il paziente presenta un disagio plurimo che il solo sistema sanitario non è in grado di soddisfare nella sua interezza». Bazzana ha anche commentato l’intervento dell’assessore regionale Bertolaso al convegno di qualche giorno fa, che aveva invocato una razionalizzazione del sistema sanitario definendolo macchinoso: «Il principio in sé nessuno lo mette in discussione, ma se i fondi vengono veicolati altrove e il sistema pubblico resta la Cenerentola dell’apparato, il risultato è un sistema che funziona solo per chi ha disponibilità economiche».

La manifestazione dell’11 aprile a Milano è aperta a tutti, e il concentramento è davanti a Palazzo Lombardia. Da Varese sono attese circa 500 persone. Per il 16 aprile, invece, l’appuntamento è in sala Montanari, via dei Bersaglieri 1 a Varese, alle 18 con Nino Cartabellotta della Fondazione GIMBE: un’occasione per mettere i numeri sulla crisi della sanità pubblica e ragionare sulle possibili risposte.

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Pubblicato il 09 Aprile 2026
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