Porcini (Samsung): “Nell’era dell’intelligenza artificiale il design è un atto d’amore”
Tra installazioni immersive e oltre 120 prodotti, Samsung racconta un approccio alla tecnologia sempre più orientato all’individuo. Porcini: «Forma e funzione seguono il significato»
Quarant’anni fa Lucio Battisti pubblicava Don Giovanni, album scritto con il paroliere Pasquale Panella e destinato a lasciare una traccia nella canzone italiana. Tra i brani, Le cose che pensano si imponeva come un manifesto postmoderno, capace di indagare la mercificazione dei sentimenti nell’era dei consumi.
In quel lavoro, erano gli oggetti a pensare e ad amare, fino a sostituire simbolicamente l’artista, che si ritraeva. Una provocazione che metteva in discussione i cliché della canzonetta e l’ovvietà del racconto amoroso.
Oggi, tra Internet of Things e intelligenza artificiale, quella visione appare meno distante. Gli oggetti “parlano”, raccolgono dati e interagiscono con l’ambiente e le persone. Una trasformazione che impone nuove responsabilità a chi li progetta. «Il design è un atto d’amore», ha sottolineato Mauro Porcini, presidente e chief design officer della divisione Device eXperience di Samsung.
Una visione che unisce creatività, etica e responsabilità. «Questa tecnologia può andare in una direzione o in un’altra. Siamo noi, oggi, a definirla», ha detto il designer a Milano, durante l’inaugurazione della mostra Design Is an Act of Love al Samsung Design Open Lab al civico 27 di via Tortona. In esposizione dodici installazioni immersive, pensate per raccontare un rapporto sempre più umano tra persone e tecnologia.
PROMESSE E PROBLEMI
Nel suo intervento, Porcini ha delineato un quadro in cui l’intelligenza artificiale rappresenta al tempo stesso una promessa e una fonte di interrogativi. Se da un lato apre nuove possibilità per migliorare la vita quotidiana, dall’altro solleva dubbi sul futuro del lavoro e sull’impatto complessivo sull’umanità. In questo contesto, la direzione dello sviluppo tecnologico non è neutrale, ma dipende dalle scelte di governi, aziende e progettisti.
RAFFORZARE LE CONNESSIONI EMOTIVE
Il design, in questa prospettiva, si configura come una leva strategica e culturale. Non solo creazione di prodotti, ma processo capace di osservare i comportamenti, interpretare i bisogni e generare soluzioni che uniscono funzionalità, emozione e significato. Una disciplina che, per sua natura, si concentra sull’essere umano e che oggi è chiamata a guidare l’evoluzione della tecnologia, affinché resti al servizio delle persone.
La mostra “Design Is an Act of Love”, aperta dal 20 al 26 aprile, rappresenta la traduzione concreta di questa visione. Il percorso presenta oltre 120 prodotti, tra prototipi e soluzioni già disponibili, che esplorano nuovi modi di vivere e interagire con la tecnologia.
Dalla gamma Galaxy pieghevole alle applicazioni nell’ambito dei wearable (tecnologie indossabili) e della casa connessa, fino alle installazioni audiovisive che combinano suono, luce e interazione.
UMANIZZARE LA TECNOLOGIA
Al centro emerge il tema della personalizzazione, dispositivi e ambienti progettati per adattarsi alle esigenze individuali, fino al concetto di “AI companion” (chatbot progettato per instaurare relazioni simulate). Un sistema pensato per accompagnare l’utente in modo fluido e discreto, rafforzando la connessione emotiva con la tecnologia.
Un altro elemento chiave riguarda il linguaggio del design. Porcini propone il superamento dell’estetica uniforme che ha caratterizzato il settore tecnologico negli ultimi anni, a favore di un approccio più espressivo e diversificato. «Forma e funzione seguono il significato», ha affermato, indicando una direzione in cui i prodotti diventano strumenti per raccontare identità e stili di vita differenti. Umanizzare la tecnologia non è solo una possibilità, ma una responsabilità.
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