Un 25 aprile di festa, il lavoro e la Costituzione nel cuore
Corteo festoso in un giorno di sole. Il vicesindaco Bossi ricorda il 25 aprile "punto di svolta" e il lavoro che unì l'Italia. Gaia Angelo (Anpi) parla di una Costituzione ancora da attuare e da difendere
Grande festa per il 25 aprile, con un corteo colorato che accompagnato dalla musica ha percorsouna città soleggiata. Nelle file in marcia spiccava l’accostamento tra gli anziani – partigiani, ex combattenti – e i tanti giovani scesi in piazza. La commemorazione ufficiale ha avuto luogo in Largo Camussi, davanti alla fontana di Pomodoro dedicata alla Resistenza. Ed è stato un momento insieme composto e festante, senza fischi o contestazioni, nonostante la polemica venuta proprio alla fine. Primo a prendere la parola, il vicesindaco Massimo Bossi (intervenuto al corteo con vari assessori e consiglieri)
che ha ricordato il «25 aprile punto di svolta della nostra Storia», la collaborazione tra le diverse anime sociali e politiche della Resistenza, fatta dai partigiani, dai civili, dai militari fedeli al giuramento che non si arruolarono con Salò. Bossi ha dedicato un passaggio alle «fasi che precedettero e seguirono il 25 aprile, che furono a tratti convulse e a volte laceranti» e ha ricordato il senso di unità nazionale ritrovato nel dopoguerra, anche attraverso la «quotidianità del lavoro, che Gallarate interpretò con le sue manifatture e il sudore della propria gente».
E insieme al vicesindaco è intervenuto anche l’oratore ufficiale dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, la ventenne Gaia Angelo, del direttivo di sezione di Gallarate. Un discorso tra passato e presente, tra dimensione collettiva e anche personale: «Quando vado a sentire i dibattiti politici o partecipo agli eventi culturali spesso mi sento dire dai miei amici che sono “impegnata”. Io definita impegnata perché impegno una serata del mio tempo o due ore della mia giornata quando neanche settant’anni fa c’è stato qualcuno che ha dato la vita per questo Paese, la vita! Angelo Pegoraro e Luciano Zaro, 18 e 20 anni sono ancora nei nostri cuori. Giovani. Gallaratesi. Partigiani».
Accanto alla rievocazione storica e alla riflessione, anche alcune notazioni sul revisionismo di chi dice «che i nostri libri di storia sono “comunisti”, sono cioè troppo sbilanciati verso i valori della resistenza e della Costituzione», con
un riferimento al Presidente del Consiglio. E accanto alla condanna del più recente tentativo di eliminare la 12° disposizione transitoria (che vieta la ricostituzione del Partito Fascista), Gaia Angelo ha fatto riferimento in finale a 4 articoli della Costituzione e alla difficoltà di attuarli in questi 60 anni e oltre: si citano l’articolo 10 (diritto d’asilo: «c’è chi vorrebbe sparare sui migranti: esiste davvero il diritto d’asilo?»); il 36 (giusta retribuzione dei lavoratori: «Uno stage o un contratto a chiamata o un contratto a tempo determinato a vita garantiscono un’esistenza libera e dignitosa? Permettono di formare una famiglia e di fare dei figli?»); il 37 (sulla donna lavoratrice con pari dignità: «Nel 2010 l’occupazione femminile in provincia di Varese ha perso 5 punti percentuali e il differenziale salariale è stato di circa 20 punti percentuali»), il 53 (contributo di ciascuno allo Stato: «In Italia nel 2010 sono state sottratte all’erario imposte per 143 miliardi di euro, con la manovra Tremonti ne sono stati recuperati 24. Gli evasori continuano ad evadere e il governo si rifà sui lavoratori dipendenti, concorrono davvero tutti alle spese pubbliche?»). Passaggi tra l’attualità politica e la riflessione sulla storia di una Costituzione ancora da attuare in parte.
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