“Lo vedevamo poco, era dedito al lavoro”
Francesco Predari abitava a poche centinaia di metri dalla sua azienda, dove lavoravano anche i famigliari
La fabbrica, un cortile ed un vecchio edificio recuperato, sta a poche centinaia di metri dalla casa di Francesco Predari in via Vittoria. . Oggi nel cortile che si apre nella stretta via Garibaldi, a due passi dalla piazza, è tutto chiuso, non risponde nessuno: oltre a Predari in azienda lavorano poche altre persone, tra cui il figlio e la moglie. Nei bar e dal tabaccaio lo vedevano poco: in pochi sanni dire qualcosa di lui, jeraghese d’adozione. «Lo conoscevo appena, ci salutavamo, lo vedevo sempre al lavoro. Una persona gentile» spiega un vicino di casa. «Non era di qui, veniva da Orago» aggiunge un altro, con un pizzico di campanilismo.
Qui le fabbrichette stanno ancora nel cuore dei paesi, incastonate tra una vecchia corte grigia e un’altra di quelle restaurate con un po’ di disinvoltura. All’inizio di via Vittoria c’è un’officina meccanica, nel buio della prima sera un saldatore lampeggia ancora all’interno. Il titolare ha la tuta da lavoro indosso e le mani sporche di grasso: «Lo conoscevo poco anche io, lo vedevo che andava al lavoro a piedi, si scambiavano quattro chiacchere. Era una brava persona, che pensava alla sua azienda. Davvero non si può dire altro che bene di lui».
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