Ventiquattro ore senza pacchi Amazon, lo sciopero a Origgio
La protesta interessa tutti i settori, dai dipendenti dei magazzini alle aziende fornitrici dei servizi di logistica, della movimentazione e della distribuzione della merce
Si sono fermati i lavoratori di tutte le categorie della filiera Amazon, circa 5 mila in tutta la Lombardia e 40 mila in Italia. Un giorno di stop per chiedere maggiori diritti, maggiori garanzie e maggiore confronto con il colosso dell’e-commerce, secondo i sindacati allergico alla trattativa.
Lunedì 22 marzo quindi niente pacchi per 24 ore: è il primo sciopero nazionale della filiera Amazon in Italia. La protesta interessa tutti i settori, dai dipendenti dei magazzini e hub con contratto nazionale di logistica alle aziende fornitrici dei servizi di logistica, della movimentazione e della distribuzione della merce.
L’adesione ha toccato oltre l’80% in tutta Italia, con picchi del 90% a Milano e in altre aree della Lombardia. I sindacati attendono ora una ripresa dei tavoli a breve termine, nel caso non ci sia annunciano nuove azioni: la prima potrebbe essere l’adesione massiccia allo sciopero del 29 marzo dell’intero comparto del trasporto merci di 24 ore, proclamato per il rinnovo del contratto nazionale.
Lo sciopero è stato deciso dopo la brusca interruzione nella trattativa per la contrattazione di secondo livello della filiera Amazon. Sul tavolo di discussione ci sono la verifica dei carichi e dei ritmi di lavoro imposti, la verifica e la contrattazione dei turni di lavoro, la riduzione dell’orario di lavoro dei driver, gli aumenti retributivi, la clausola sociale e la continuità occupazionale per tutti in caso di cambio appalto o cambio fornitore, la stabilizzazione dei tempi determinati e dei lavoratori somministrati ed il rispetto delle normative sulla salute e la sicurezza, l’indennità Covid.
«Nonostante il boom di fatturato, Amazon non intende dedicare maggior attenzione alle condizioni dei lavoratori, oltre 5mila in Lombardia». La denuncia è di Cgil, Cisl e Uil regionali insieme ai sindacati dei trasporti e dei lavoratori atipici, ma anche i rappresentanti di Sol Cobas si sono fatti sentire.
Dalle 7.30 i lavoratori si sono radunati davanti al magazzino di Origgio, una delle 6 sedi in Lombardia, oltre al nuovo magazzino annunciato da Amazon nella Bergamasca con un investimento da 120 milioni di euro.
«I lavoratori sono stremati. Nei mesi della pandemia hanno garantito un servizio fondamentale e continuo, anche in condizioni di rischio. Con l’ulteriore aggravante, per i somministrati, di dover garantire la massima flessibilità sul lavoro, spesso senza la corretta parità di trattamento economico e perennemente posti sotto minaccia di non avere rinnovato il contratto», proseguono i sindacati.
Tra le varie categorie che protestano, c’è quella dei drivers, i guidatori dei furgoni che ad ogni ora del giorno e in ogni giorno della settimana consegnano merce, anche nel periodo della pandemia che non ha fermato il ritmo di lavoro: «Scioperano le persone che, mai come in questo ultimo anno, ci hanno permesso di ricevere nelle nostre case ogni tipologia di merce in piena comodità. Lavoratori e lavoratrici “indispensabili”, così vengono continuamente definiti da tutti, carta stampata, tg, social, esperti, studiosi, opinionisti. I drivers che consegnano materialmente la merce arrivano a fare anche 44 ore di lavoro settimanale e molto spesso per l’intero mese, con punte di 180/200 pacchi consegnati al giorno. Nessuna clausola sociale né continuità occupazionale, per i drivers, in caso di cambio fornitore. Nessuna indennità contrattata per Covid-19, in costanza di pandemia», spiegano Nidil Cgil, FeLSA Cisl, UILTemp.
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