Sardegna, sport di base in rivolta: dalla Regione risorse solo ai professionisti
La regione a statuto speciale ha stanziato 10 milioni per fare ripartire lo sport tagliando fuori - spiegano dalla UISP - lo sport di base e l'impiantistica
Notizie dai territori: per raccontare la Uisp e lo sport per tutti anche da altri punti di vista. In Sardegna, le società sportive dilettantistiche sono in rivolta: si sentono dimenticate dalla manovra di bilancio della Regione, che ha premiato le società sportive professionistiche «che rappresentano l’espressione massima della Sardegna».
Tra i beneficiari figurano il Cagliari calcio e la Dinamo Sassari di basket, mentre i dieci milioni “per ripianare i mancati incassi” a causa della pandemia, non toccano lo sport che ha sofferto più di tutti e rischia di non risollevarsi, quello dilettantistico, di base, garante del benessere dei cittadini.
Come reagiscono gli enti di promozione? Se lo è chiesto La Nuova Sardegna, intervistando Salvatore Farina, dirigente Uisp e membro della giunta nazionale: «Pur capendo i problemi delle realtà professionistiche legati al Covid – dice Tore Farina al giornale – ricordo che si tratta pur sempre di società di capitale. E ciò di cui mi preoccuperei di più è del fatto che ci sono piccole società dilettantistiche che a causa della pandemia non riapriranno più, con tanta gente che non potrà fare attività sportiva. Delle tante famiglie in difficoltà che non possono mandare più i figli a fare sport».
Per quanto riguarda la Uisp «con il Covid il solo comitato di Sassari che, ad esempio, faceva fare attività motoria a 1300 anziani in tutta la provincia, ha visto dimezzati i numeri di oltre il 50%. Significa che il tesseramento si è ridotto. I grandi club hanno sofferto, sicuramente. Ma 10 milioni sono tanta roba. Non bisogna guardare solo ai vertici, le medaglie alle Olimpiadi che pure ci rendono felici e giocano un ruolo importante, ma anche allo sport dei volontari, di quelli che nessuno considera. E che pure sono la terza agenzia educativa dopo famiglia e scuola».
Un’altra criticità che Farina evidenzia è quella relativa all’impiantistica sportiva: «Non si parla da nessuna parte di interventi per l’impiantistica pubblica, su questo tema non abbiamo sentito alzarsi nemmeno la voce dell’Anci. È giusto riconoscere che la Regione ha rimesso per il terzo anno le risorse alle associazioni e società sportive dilettantistiche, ma manca del tutto la discussione sugli impianti: non ci si lavora né ci si investe. Dovrebbe farsi sentire l’Anci, perché così le spese ricadono sui comuni o sulle società sportive, rendendone difficile la sostenibilità».
A cura di Elena Fiorani
Ha collaborato Laura Caggiari, ufficio stampa Uisp Sassari
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