“Lo stato di eccezione”: Marzabotto 62 anni dopo
Il film-documentario di Germano Maccioni narra il processo in contumacia a 17 ex-SS per la strage di Monte Sole (800 morti) avvenuta nel 1944. È stato proiettato al Museo del Tessile, presente il regista
Che cos’è lo stato di eccezione? È una condizione nella quale persino l’omicidio diventa "legale". È la condizione nella quale possono verificarsi stragi assurde come quella di Marzabotto. Fatti davanti ai quali si rischia di perdere la ragione. O di ritrovarla, assieme alla memoria. È alle radici di uno degli eccidi più inauditi della Seconda Guerra Mondiale, il più grave nell’Europa occidentale per numero di vittime civili che va a scavare "Lo stato di eccezione", film documentario di Germano Maccioni, giovane filmmaker e attore bolognese. Radici che vengono indagate a partire dalle conseguenze più remote: il processo che si celebrò al tribunale della Spezia tra febbraio 2006 e gennaio 2007, in cui anziani testimoni, fra cui i pochi sopravvissuti rimasti a volte per giorni tra i cadaveri di parenti e amici, trovarono la forza di raccontare l’inenarrabile.
Il documentario è stato proiettato al Museo del Tessile di Busto Arsizio, per iniziativa dell’associazione giovanile 26per1 e di Anpi, con la "benedizione" dell’amministrazione comunale rappresentata dall’assessore alla cultura Fantinati. Più che apprezzabile la presenza di pubblico, con almeno un’ottantina di persone – mentre sembra andato a vuoto, purtroppo, l’appello alle scuole.
Uscito nel 2007, "Lo stato di eccezione" ha avuto buon successo. «Sono cresciuto a venti chilometri da Monte Sole» spiega il regista «ma della strage non sapevo nulla. Così ho cominciato ad informarmi e a lavorare a questo progetto. Non sono d’accordo con chi dice che il 25 aprile non è una vera festa, assolutamente. Chi è immemore non vive la realtà in modo consapevole, e qui parliamo di crimini gravissimi contro l’umanità, che non vanno in prescrizione, mai. Ho fatto un film a tratti crudo, ma credo necessario. L’ho presentato in giro per il mondo, particolarmente in America ho trovato vivo interesse e buona accoglienza. Ho voluto fare un film non politico, ma sul lato umano, e la comunità di Marzabotto e dintorni lo ha apprezzato». Dal regista, anche un incoraggiamento ai ragazzi di 26per1: «Sono bravi e meritano il supporto di stampa e amministrazione per iniziative come questa».
Senza mostrare una goccia di sangue, ma solo attraverso i volti scavati, gli sguardi persi e le lacrime degli anziani testimoni di fronte alla corte, Maccioni illustra, inframmezzata a flash di immagini dalle rovine di frazioni montane assassinate, una cronaca asciutta e a tratti forte del processo. Un procedimento allucinante, a tratti quasi kafkiano, in un’aula improvvisata da un ex cinema, e caratterizzato dalla totale assenza degli anziani imputati – 17 ex SS tedeschi – e dal problema morale che pure i difensori si pongono, quello di dover assistere, secondo i generosi principi garantisti di quella culla del diritto che ci vantiamo d’essere, chi è accusato di un crimine mostruoso. Dopo la condanna all’ergastolo del maggiore Walter Reder, detto il Monco, nel 1951, cala il silenzio. L’Italia è entrata nella NATO, cui si è aggiunta la Germania Occidentale, refugium peccatorum di tanti nazisti impuniti e pronti a riciclarsi sul fronte della Guerra Fredda; sarebbe poi molto imbarazzante dover rendere conto dei crimini di guerra italiani in Libia, in Etiopia, in Jugoslavia e Grecia. Così nel 1960 ci si inventa l’"archiviazione provvisoria" – controsenso giuridico – di 695 fascicoli che finiscono nel famoso "armadio della vergogna" – girato verso la parete, perchè nessuno indaghi. Tutto dormirà 34 anni, fino alla riscoperta di armadio e carte nel 1994. Anche questo è stato di eccezione – alla giustizia.
Dal processo per l’eccidio di Monte Sole, come la storiografia contemporanea, chiarito il contesto e aggiornate le cifre, chiama ora la strage di Marzabotto, sortiranno, il 13 gennaio 2007, a oltre 62 anni dai fatti, 10 condanne e 7 sentenze di assoluzione.
– I fatti
Tra il 29 settembre e il 6 ottobre 1944 il 16° reparto esplorante della 16a divisione Waffen-SS Reichsführer-SS "rastrella" la zona di Monte Sole, nel Bolognese, in una zona retrostante le posizioni chiave della cosiddetta Linea Gotica ormai prese d’assalto dalla Quinta Armata statunitense. Nella zona è segnalata la presenza di banditen (partigiani) e bisogna "fare pulizia". Il metodo applicato, "garantito" dalla copertura esplicita del feldmaresciallo Kesselring anche in caso di eccessi, è quello in uso in Russia: sterminio sistematico di qualsiasi sospetto, ossia dell’intera popolazione civile, senza riguardi nè per donne, nè per vecchi o bambini. Del resto, nelle frazioncine di poveri contadini ci sono quasi solo loro, gli uomini validi o sono prigionieri, o già sottoterra, o si sono aggregati alla formazione Stella Rossa, un gruppo locale slegato dai partiti e che mira prima di tutto a difendere la sua zona. Manco a dirlo, la puntata nazista, forte di ben altri mezzi d’offesa, lo stronca. Poi comincia il massacro dei civili, con episodi di aberrante crudeltà: impalamenti, stupri, gente trucidata a bombe a mano e mitra dentro cappelle consacrate, giovani incinte sventrate, bambini piccoli lanciati in aria e usati per il tirassegno. Scene forse "abituali" sul fronte russo, molto meno in Italia. Non manca qualche scena contrastante qua e là: l’ufficiale che finisce i feriti ma risparmia una bambina perchè, dice, somiglia a sua figlia; o l’SS cattolico che rifiuta di uccidere e siede in disparte. La follia della guerra ha travolto tutti, ma i sommersi saranno gli inermi, e i salvati, destinati fino in tarda età a serene vite da stimati cittadini, gli assassini.
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