Decreto anticrisi: “Manca una strategia per il rilancio del paese”
Lo sostiene la presidenza provinciale di Cna: «Manca soprattutto una politica tempestiva di sostegno della domanda e dei consumi»
Cna Varese interviene a commento del decreto anticrisi varato dal Governo. Pubblichiamo la nota inviata dalla presidenza dell’associazione varesina.
Lasciati sbollire gli effetti annuncio e le prime valutazioni espresse sui titoli dei giornali, è oggi possibile esprimere un primo giudizio sul decreto anticrisi approvato dal Consiglio dei Ministri a fine giugno.E il giudizio non è positivo, perché il testo del provvedimento non sembra contenere misure in grado di segnare discontinuità nella linea di contrasto alla crisi finora adottata dal Governo italiano, mentre, a questo punto, il cambio di passo sarebbe indispensabile.
In particolare, sembra mancare nel provvedimento una strategia complessiva di rilancio del Paese, che, attraverso l’individuazione dei possibili assi di sviluppo, riesca ad avviare una inversione di tendenza. Manca soprattutto una politica tempestiva di sostegno della domanda e dei consumi, dal momento che la maggior parte degli interventi non è di immediata applicazione e non risulta tagliata per le piccole e medie imprese.
La riduzione del costo dell’energia sembra addirittura penalizzare i piccoli consumatori rispetto agli altri che già oggi possono operare sul mercato con condizioni agevolate.
La detassazione degli utili reinvestiti, peraltro limitata ai soli macchinari, esclude gli investimenti tecnologici ed immateriali che sono componenti essenziali nel determinare la competitività delle imprese. Interi settori restano così esclusi dai benefici del provvedimento, depotenziato anche dal ridotto arco temporale di applicazione, che non consentendo di ricomprendere gli investimenti già realizzati, ne limita l’efficacia anticiclica.
Su taluni aspetti la manovra contiene misure che vanno nella giusta direzione (rafforzamento degli ammortizzatori sociali, accelerazione dell’ammortamento beni strumentali, rateizzazione dell’Iva da adeguamento agli studi di settore), ma non fornisce risposte adeguate in tema di riduzione delle tariffe INAIL, di riduzione degli acconti di imposta e ignora il tema primario per le imprese artigiane della revisione e della modifica delle modalità di applicazione degli studi di settore per il 2009.
La cui spesa, per altro, ha continuato a crescere in maniera irresponsabile nei primi mesi dell’anno, in una fase di crisi come quella attuale.
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