Due serate con lo show di Enrico Brignano al Teatro di Varese
"Ma... diamoci del tu!" va in scena martedì 31 ottobre e mercoledì 1 novembre. «Darsi del "tu" è la prassi. Vista l'età ormai la gente mi dà del "lei" che per me è doloroso come la sciatica»

Ha fatto registrare una lunga serie di “tutto esaurito” in giro per l’Italia e ora approda a Varese: è lo spettacolo “Ma… diamoci del tu!” con Enrico Brignano nei panni del mattatore in uno show scritto insieme a Manuela D’Angelo, con la collaborazione ai testi di Alessio Parenti e con le musiche originali di Andrea Perrozzi.
Lo spettacolo sbarca al Teatro di Varese per due serate, quelle di martedì 31 ottobre e di mercoledì 1° novembre, che promettono divertimento e un “pienone” da parte del pubblico.
A spiegare il contenuto è lo stesso Brignano, che a 57 anni sta vivendo un vero e proprio periodo d’oro. «Darsi del tu oggi è ormai la prassi, mentre il “lei” sembra qualcosa di arcaico e formale. Per dire, quando ti chiamano dal call center per discutere la tariffa telefonica, oppure per proporti di investire l’eredità di pora nonna in criptovalute, usano il lei, probabilmente per renderti più difficile il mandarli a quel paese. Il “Lei” è burocratico, lo si usa con le forze dell’ordine o al comune, ma del resto il “tu” che lo sta sostituendo è vuoto, non porta con sé quella confidenza vera, quella familiarità che intendo io».
Per questo il comico romano comincia lo spettacolo dando del “tu” al pubblico in sala: «Per creare una confidenza che sia non di forma, ma di sostanza. E che io sia un uomo di sostanza si dovrebbe capire già solo guardandomi; voglio aggiungerci pure quel “ma” che resetta tutto, che azzera le distanze, che siano sociali, economiche o d’età. L’età… ultimamente ho notato che per colpa della mia età sempre più persone tendono a darmi del lei, un lei che è doloroso come una fitta della sciatica, che è più fastidioso e irritante di quando mi scopro a tirarmi su dal divano esclamando: “hoplà”».
Brignano quindi non rinuncia all’autoironia: «Mi sa che all’espressione “giovane comico romano” devo cominciare a togliere il “giovane”. Siccome poi sono in vena di confidenze, nel mio spettacolo mi concedo di parlare di aspetti inediti della mia professione e di una storia personale che poi assurge a paradigma un po’ per tutti. Perché per la prima volta ho deciso di raccontare le delusioni, le false partenze, tutti i “no” che ho collezionato nella mia vita professionale e non. Certo sempre con un sorriso, mai prendendomi sul serio, ma sottolineando come tutto serva nella vita, anche un rifiuto ci può fortificare e renderci quel che siamo oggi».
Oltre al maestro Andrea Perrozzi, sul palco ci sono due presenze “moleste ma preziosissime” (dice lo stesso Brignano), ovvero Pasquale Bertucci e Michele Marra. «Io intanto continuo a parlare – conclude il comico – Quando poi mi lasciano da solo sul palco, parlo ancora. Ebbene sì, c’ho tanto da parlà. E qualche volta anche da lamentarmi. “Ma lei Brignano non sa che lamentarsi è tipico delle persone anziane?”; “Certo che lo so. Ma intanto lei, coso… mi dia del tu!».
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