“Le nostre imprese? Sane e forti ma non fuori dalla crisi”

Credito ed economia reale a confronto in un incontro organizzato dall'Insubria. Tra gli ospiti Michele Graglia, Victor Massiah, Francesco Cesarini e Giorgio Gobbi

Lo scenario è difficile e nuovo. Le imprese italiane, comprese dunque quelle varesine, stanno affrontando da mesi gli effetti di una crisi imprevedibile e, come dicono gli addetti ai lavori, "mai vista prima d’ora". Una crisi che fa discutere imprenditori e mondo bancario sui temi del credito, degli investimenti e dello sviluppo. Banca e impresa – rappresentati in questo caso da Michele Graglia, presidente dell’Unione Industriali della provincia di Varese e Victor Massiah, amministratore delegato di Ubi Banca – si sono confrontati oggi, venerdì 23 gennaio, nell’aula magna dell’università dell’Insubria nel corso dell’incontro "Banche, imprese e finanza: crisi di un modello?" organizzato dal Centro di ricerche su etica negli affari e responsabilità sociale (Creares) dell’ateneo varesino. 

Come stanno le imprese a Varese? – «Il nostro territorio non è immune dalle difficoltà del sistema economico – ha spiegato Michele Graglia -. È vero, nella nostra provincia ci sono tante industrie sane e solide, alcune possono permettersi di vivere questo momento con più tranquillità rispetto ad altre ma non dobbiamo sottovalutare i segnali che ci arrivano dal mercato. Dobbiamo ricordare che Varese si rivolge a un sistema globale e se questo sistema è in crisi è inevitabile essere coinvolti». 

Rompere con il passato – Da un lato il terremoto della finanza, dall’altro l’incertezza e poi il calo dei consumi e degli investimenti: per le imprese la quotidianità vuol dire anche fare i conti con tutto questo. «Stiamo attraversando un periodo duro e che non conosciamo. Purtroppo ora non basta il coraggio, la voglia di intraprendere. Occorre invece valorizzare l’economia reale del nostro paese, quella che produce, quella del settore manifatturiero ma non possono farlo le imprese da sole. Sono necessarie delle decisioni a livello globale che diano spunto alla ripresa, servono atteggiamenti mentali diversi e decisioni di rottura rispetto al passato».

Finanza, un mezzo non un fine – «Anche il rapporto tra banche e imprese ha un ruolo decisivo in questo processo di trasformazione – ha concluso il presidente di Univa che poco dopo ha affrontato gli stessi temi in un incontro organizzato al collegio De Filippi dall’Ucid-. Senza la collaborazione di questi due mondi difficimente è possibile prevedere l’uscita da questa crisi: la finanza deve essere un mezzo affinchè le imprese possano disporre degli strumenti per crescere. Succede invece che in momenti come questi, caratterizzati dal crollo dei consumi e dei fatturati, molti istituti di credito trasformano l’atteggiamento di attenzione in rigidità ingiustificate nei confronti delle imprese. Anche la promessa vicinanza con il territorio, spesso nella pratica passa in secondo piano».
La struttura stessa del sistema italiano ha permesso alle nostre banche di uscire dalla crisi senza gli effetti devastanti che hanno colpito invece altri gruppi, soprattutto americani e anglosassoni. Questo non vuol dire però che la situazione sia rosea. «Essendo meno fragili le nostre banche hanno reagito meglio alla crisi – ha spiegato la professoressa Rossella Locatelli, direttrice del Creares -. Ma nonostante questo anch’esse hanno dovuto fare i conti con dei problemi di ricapitalizzazione. Questo in alcuni casi si è tradotto in restrizioni, in particolare alle imprese più piccole». 

Le banche e la regola del profitto – I conti, con i propri bilanci, non si possono evitare, nemmeno quando si è grandi e radicati come Ubi Banca: «L’ultimo trimestre – ha spiegato Victor Massiah – è stato uno dei peggiori in termini di perdite subite, si parla di milioni di euro. Come possiamo difendere le imprese quando rischiamo così tanto? A volte ci si dimentica che anche le banche sono aziende private e che lavorano alla ricerca di profitto. L’impegno dei nostri istituti in questo momento è quello di trovare la giusta misura tra le perdite sopportabili e la vicinanza all’impresa ma dobbiamo fare reciprocamente dei passi avanti».

Conoscere per capire – "La finanza deve essere un mezzo e non un fine" è il messaggio ripetuto più volte durante il convegno di oggi. Ma come funziona in concreto il sistema finanziario? Quali sono le sue regole? Quali meccanismi lo fanno funzionare? Una valida guida per non esperti è quella presentata oggi dal professore Francesco Cesarini e da Giorgio Gobbi della Banca D’Italia. "Finanza e credito in Italia" è il titolo del libricino, edito da Il Mulino e firmato dai due autori ancora prima dell’esplosione della crisi finanziaria globale ma dai contenuti lungimiranti: «La finanza è un pezzo importante della nostra economia – ha spiegato il professor Cesarini -. Per questo motivo è importante conoscerla. Ed è importante capire che l’uso eccessivo o scorretto di alcuni strumenti può avere effetti devastanti su tutto il sistema globale. Non è un caso se in questo momento stiamo vivendo un periodo di straordinaria gravità».

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Pubblicato il 23 Gennaio 2009
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