Lombardia, tutta l’autonomia possibile

Giuseppe Adamoli interviene sul nuovo Statuto. E spiega le ragioni del voto favorevole

Riceviamo e pubblichiamo

Il giudizio positivo sullo Statuto d’autonomia della Lombardia, approvato definitivamente qualche giorno fa, è confermato dal fatto che le organizzazioni dei Comuni e delle Province e molte organizzazioni sociali e culturali hanno voluto rivendicare il ruolo fattivo giocato nella sua elaborazione.

Dopo i due mesi, che la Costituzione fa obbligatoriamente ed opportunamente decorrere dalla prima alla seconda approvazione, le ragioni del voto favorevole appaiono ancora più chiare. La ricerca dell’autonomia regionale è stata puntigliosa nell’utilizzo di tutte le potenzialità che la Costituzione consente. L’identità della Regione è disegnata con equilibrio e senza cedimenti ideologici. Il principio di sussidiarietà è affermato in maniera chiara sia in riferimento agli enti pubblici che alle libere autonomie sociali. La forma di governo presidenziale derivante dall’elezione diretta del Presidente è nitida, ma altrettanto forte è la valorizzazione del Consiglio regionale in quanto sede della sovranità popolare. I costi della politica sono tenuti sotto severo controllo.

Il rispetto della Costituzione rende plausibile che il Governo non abbia motivi per impugnare lo Statuto davanti alla Corte Costituzionale. D’altra parte l’approvazione larghissima del Consiglio regionale fa ritenere ancora più improbabile la proposizione di un referendum popolare. Se così sarà il nuovo Statuto potrà entrare in vigore entro la prima metà di settembre. La permanenza del Presidente Formigoni in Regione ci permette ora di programmare il nostro lavoro costituente entro il termine di questa legislatura secondo le migliori aspettative del 2005. Tutto ciò significa che, oltre allo Statuto, saremo chiamati ad approvare la legge elettorale, il regolamento e le leggi ad hoc di attuazione statutaria.

Quando il Parlamento avrà deciso sulle maggiori forme di autonomia che la Lombardia ha già richiesto e sul federalismo fiscale, la Regione potrà vedere valorizzate pienamente le grandi potenzialità del proprio Statuto. Al termine di questo complesso processo di riforma le differenze di ordinamento e di finanza fra Regioni speciali e Regioni ordinarie saranno di molto diminuite.
Si è parlato nelle scorse settimane dell’opportunità di riaprire la discussione sulla ridefinizione territoriale delle Regioni, alcune delle quali sarebbero troppo piccole per l’esercizio delle funzioni previste dalle modifiche alla Costituzione del 2001. E’ una riflessione interessante e suggestiva. Faccio però notare che non dovrebbe riguardare la Lombardia che già secondo il famoso disegno delle macroregioni della Fondazione Agnelli del 1992 era destinata a restare immutata.

Il metodo bipartisan ed unitario, che abbiamo seguito fin qui con successo, deve ora proseguire senza tentennamenti. Sarebbe paradossale che proprio ora che anche a Roma sembra prevalere questo “spirito lombardo” la nostra Regione, nelle riforme istituzionali, imboccasse il vicolo cieco delle maggioranze autosufficienti per ripicche e gelosie fra Lega Nord e Formigoni. Rappresenterebbe un enorme passo indietro.

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Pubblicato il 17 Maggio 2008
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