La metà dei varesotti si scalda con la legna
Ecco i risultati sorprendenti della ricerca "In Fin della Filiera". Il caminetto torna di moda per risparmiare sul metano, ma anche per romanticismo
La metà delle famiglie dell’Alto Varesotto scalda la propria abitazione con la legna. Camini, stufe e impianti di cogenerazione locali fanno parte di questa realtà che, se da un lato è nella tradizione della gente delle valli, dall’altro sono anche considerati una fonte di energia rinnovabile. Il dato emerge da un progetto che ha coinvolto 136 classi appartenenti a scuole delle Comunità Montane di Valceresio, Valcuvia, Valganna e Valmarchirolo e del Parco regionale del Campo dei Fiori, coinvolte sia con corsi in aula, sia tramite attività pratiche in campo e tramite oltre 700 questionari compilati hanno dato questi risultati sorprendenti.
La provincia di Varese è all’avanguardia in fatto di riduzione e diversificazione dei consumi energetici tramite l’utilizzo consapevole della legna come fonte di riscaldamento: lo rivela il progetto integrato di educazione ambientale “In Fin della Filiera”, cofinanziato da Fondazione Cariplo con capofila la Cooperativa Primavera 84 e con la collaborazione di Krill e L’arca, sezione Esplorandando.
I DATI – I 700 questionari finora consegnati agli studenti e compilati con l’aiuto delle famiglie rivelano un dato sorprendente: il 48.4% delle famiglie utilizza la legna tra le fonti di riscaldamento; di queste famiglie il 92.1% non usa la legna in modo esclusivo, ma si avvale di ulteriori fonti energetiche, prime tra tutte il metano (94.4%), mentre poche famiglie sfruttano l’energia solare (0.8 %).
Esiste però un limite: malgrado vi sia un approccio all’utilizzo di fonti energetiche alternative, la tecnologia utilizzata è ancora obsoleta e poco efficiente, portando a un eccessivo consumo di legna rispetto al calore sviluppato nell’ambiente e alla formazione di polveri sottili. Questi limiti nell’utilizzo della legna sono facilmente superabili utilizzando stufe o camini di moderna tecnologia rispondenti ai parametri fissati dalla recente legge regionale lombarda per la riduzione delle emissioni in atmosfera.
Se si considerano solo le famiglie che usano unicamente la legna come fonte di riscaldamento, risulta che il 68.6% degli intervistati usa la stufa a legna, mentre solo il 20.0% utilizza il camino chiuso.
E’ altresì interessante un dato emerso riguardante la proprietà boschiva, che è ancora abbastanza diffusa: il 16.3% delle famiglie “intervistate” possiede terreni boscati, tra queste il 68,6% dichiara di tagliare regolarmente il bosco e il 41.7% si avvale di operai specializzati. L’impiego della legna tagliata è pressoché riservato esclusivamente alla famiglia (77.8%).
Il 25.4% dichiara che il taglio del bosco avviene in media ogni 5-10 anni oppure, nel 22.0% dei casi, ogni 2-5 anni. In conclusione, alla domanda “Perchè utilizzate le biomasse forestali per il riscaldamento?”, il 45.6% delle famiglie risponde “Per risparmiare sull’uso del metano”. Non mancano gli inguaribili romantici (9.2%) che dichiarano di utilizzare il calore del focolare per l’atmosfera che si viene a creare nelle case e per il caldo definito “migliore” che si diffonde (8.9%).
Va ricordato che si sta anche ampliando anche la diffusione delle centrali di cogenerazione. Marchirolo, ad esempio, attualmente riscalda tutti gli edifici comunali con il calore derivante da una centrale di cogenerazione costruita appositamente. Luino avrà la sua centrale a breve, dopo l’approvazione del protocollo d’intesa tra l’azienda che vuole costruirla, la Provincia e l’amministrazione. Questo sta anche favorendo la nascita di imprese di boscaioli sul territorio che tagliano e vendono la legna a questi impianti.
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