“Prima de «Le Iene» avevo avvisato il Comune, che non ha fatto nulla”
Parla Alessandro Gamberoni, l'uomo che ha propiziato il blitz di Italia Uno. «Sui contenitori c'era scritto "materiale infettivo", ma nessuno ha risposto alle mie lettere»
«Io avrei infamato Comerio e i suoi cittadini? Per nulla: io ho solo segnalato un problema da risolvere in paese. Anzi, consiglierei alle autorità di trovare il responsabile di quello che è successo». Alessandro Gamberoni, colui che ha avvisato "Le Iene" di Italia Uno svelando la presenza di alcuni scatoloni che contenevano resti (non umani, va sottolineato) di esumazioni cimiteriali.
«L’amministrazione era al corrente della presenza di quei contenitori, perché io stesso l’avevo avvertita prima a voce e poi tramite lettera. Quei resti erano lì da dicembre, non da pochi giorni: se avessero voluto smaltirli avrebbero potuto farlo prima».
Gamberoni è un fiume in piena e risponde punto su punto alla versione data tramite VareseNews dal sindaco Ponzellini e dal geometra Papa. «In Comune si sostiene che quel magazzino fosse aperto accidentalmente, solo perché un’impresa sta eseguendo alcuni lavori. Non è vero: tutti coloro che lavorano lì sanno che quella porta è sempre stata aperta, senza nemmeno un cartello di divieto d’accesso. Inoltre mi si contesta di aver fatto entrare nel magazzino alcuni estranei, ovvero la troupe de Le Iene. Ebbene, in qualità di vicepresidente di un’associazione che ha sede lì, io ritengo di poter invitare qualcuno a entrare».
«Io su quei cartoni ho letto le istruzioni stampate: c’era scritto "Materiale infettivo" ed era specificata la necessità di avvertire le autorità ed è quello che ho fatto. Per tutta risposta, dal Comune mi si accusa di "infamare" il paese e i comeriesi, ma pure io sono uno di loro e non mi sognerei di fare una cosa del genere».
Per concludere, Gamberoni insiste ancora. «Le immagini che appariranno nel filmato de "Le Iene" chiariranno le cose e faranno capire che questa vicenda non può essere liquidata come se nulla fosse».
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