“Ridete insieme ai vostri figli adolescenti”, a Gorla Minore la pedagogista richiama i genitori
Sala gremita a Gorla Minore venerdì 11 aprile per parlare di adolescenza: tanti i genitori accorsi per ascoltare i consigli della pedagogista Silvia Gatti, invitata dalla lista civica "Per una Comunità rinnovata"
«Fatevi una domanda: quante volte al giorno sorridete? Quante volte scoppiate a ridere? Iniziate proprio da questo: sorridete e ridete insieme ai vostri figli adolescenti, piano piano vedrete un cambiamento»: con queste parole, guardando uno per uno i presenti, la pedagogista Silvia Gatti ha dato uno scossone ai tanti genitori venuti ad ascoltarla.
Invitata dalla lista civica “Per una Comunità rinnovata” e accolta da una sala gremita di mamme, papà, educatori e insegnanti, Gatti ha lasciato il segno a Gorla Minore, grazie ad una serata di confronto e dialogo.
Le difficoltà relazionali fra mondo degli adulti e giovani sono da sempre al centro di riflessioni e dibattiti: i protagonisti si accusano reciprocamente di non comprensione reciproca e questa incomunicabilità crea talvolta situazioni di vero conflitto.
Gatti, partendo da esempi concreti – suggeriti anche dai genitori presenti – ha offerto un nuovo spunto di riflessione: camere in disordine mai sistemate e docce fatte con riluttanza hanno così assunto nuovi significati, grazie all’approfondimento su cosa possa parlare nella testa di un ragazzo.
Le dinamiche emotive e relazionali che gli adolescenti affrontano in questa fase complessa e di cambiamento sono state sviscerate e presentate agli adulti, invitati non a urlare e “pretendere”. Fondamentale un cambio di passo per costruire relazioni basate su ascolto, empatia e consapevolezza.

Soddisfatti gli organizzatori: «Una serata partecipata, sia numericamente che nel dialogo che si è creato tra le persone e la dottoressa Gatti» ha commentato Martina Orlandi, coordinatrice della lista civica “Per una Comunità rinnovata”.
La pedagogista ha fornito consigli semplici, ma efficaci: «Iniziate a pronunciare frasi come “OK, adesso non vuoi parlare, ma ricorda che io sono qua” : i ragazzi vi mettono alla prova, vogliono sapere se siete ancora la loro base sicura. Rassicurateli» ha suggerito Gatti con un sorriso.
Tanti i volti che hanno annuito, più consapevoli e pronti a tendere la mano.
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