I soldi non fan la felicità

Martedì 12 Luca De Biase, responsabile di Nova24, presenta il suo libro al teatrino di via Sacco

"Difficile dire a quale migliore obiettivo si potrebbe dedicare la vita che non sia la felicità di tutti, la propria e quella degli altri. Ma in genere non se ne parla molto. Quasi che si trattasse di un tabù, almeno da un punto di vista sociale. Quasi che la felicità fosse considerata un punto d’arrivo talmente alto e indefinibile da restare fuori dal dibattito".
Parte da questa considerazione lo straordinario lavoro di Luca De Biase. Il suo libro Economia della felicità, edito da Feltrinelli, racchiude nel titolo il tema della ricerca. 
Il responsabile di Nova24, l’inserto del Sole 24ore dedicato all’innovazione e alla tecnologia, affronta le questioni legate al rapporto tra l’economia e la felicità e il ruolo dei media e in particolare dei blog.
De Biase parte da un’analisi critica del pensiero economico da Adam Smith fino a oggi. Un pensiero che ha fatto della crescita un obiettivo primario e su questo il giornalista punta il dito.
"Il fondamento della soddisfazione e della felicità, – racconta De Biase, –  non è nel superamento delle necessità materiali ma nel significato che questo e ogni altro obiettivo hanno per le persone. Il senso di ciò che si fa è qualcosa che sta vicino alle fonti della felicità. Per questo i media hanno un’importanza: generano senso. E per questo hanno importanza i media che hanno senso sia nei contenuti che trasmettono sia nella qualità della loro struttura. Il mondo dei blog e dei media partecipati ha proprio questo carattere".
Da qui spiega perché "questo è innannzitutto un libro dedicato al tempo. La specie umana è evoluta selezionando non solo le informazioni sedimentate nei suoi geni, ma anche le conoscenze sedimentate nelle sue culture. Abbiamo bisogno di imparare e comprendere come abbbiamo bisogno di respirare, mangiare e dormire".
E cosa c’entrano i media in questo ragionamento?
La risposta arriva in diversi passaggi del libro. "La felicità è  possibile solo oltre la dipendenza generata dalla ricchezza come dalla povertà. Ma per andare oltre occorre che questa nuova cultura emerga. Come? Il pensiero diffuso, l’immagginario collettivo, sono orientati da ciò che i media raccontano. E quello che sta succedendo nel mondo dei media è importante. Mentre la commercializzazione dei media tradizionali avanza inesorabile, contagiandone i contenuti, una dimensione di gratuità sta emergendo nei nuovi media digitali interattivi. E pone il resto della narrazione mediatica in una sorta di contraddizione: richiede una ridefinizione del rapporto tra qualità e quantità di informazioni, impone a tutti di cercare di trovare il senso di ciò che si racconta".
De Biase non ha mai un atteggiamento ideologico. È suo un altro bel libro e-deologia dove critica apertamente le posizioni più "ideologiche" che riguardano la rete. Ora però fa un passo avanti. 
"
Nel nuovo paradigma culturale il futuro non è quello che ci sta per capitare, ma quello che stiamo costruendo. In questo contesto l’economia monetaria nonè  più il centro della vita e delle aspirazioni. I bisogni e gli scopi delle persone vanno oltre ciò che si può comprare".
Il libro si apre con una sorta di richiamo a chi lavora nei media.
"Il privilegio intellettuale dei giornalisti è poter fare domande".
E chiude con una speranza forte che parafrasando il linguaggio del web definisce "Rinascimento 2.0", "u
n nuovo rinascimento fatto di visionari, creattori, narratori, scienziati, umanisti, imprenditori e tecnologi. L’Italia ne è piena. Ha bisogno di saperlo. E di agire di conseguenza".

Luca De Biase sarà a Varese il 12 febbraio alle 21 per presentare il suo libro al teatrino di via Sacco.

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Pubblicato il 11 Febbraio 2008
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