Varese e i bambini, un rapporto difficile
Pubblicato il rapporto annuale di legambiente sulle politiche dell'infanzia. La città giardino è al 31esimo posto, ma nella classifica decennale è al 55esimo
A dieci anni dalla sua prima pubblicazione, il rapporto annuale di Legambiente sulle politiche per l’Infanzia descrive un quadro abbastanza desolante. L’impegno c’è e non si può negare, ma è sempre estemporaneo, legato alla buona volontà di qualche singolo che non riesce a costruire una politica organica e completa. ( nella foto sopra, l’elezione del sindaco del consiglio dei ragazzi di Varese)
Così, la capofila Torino, che si riconferma alla testa della classifica per aver dimostrato di essere dotata di uffici comunali competenti, capaci di dare continuità ai progetti rivolti ai ragazzi nel corso del tempo nonostante i cambi di giunta, andrebbe affiancata da Roma con le molteplici attività ideate, oltre che da Caltanisetta con i suoi percorsi fantasiosi, e dalle tante città dell’Emilia Romagna che si distinguono per sensibilità e attenzione.
In dieci anni, l’interesse è rimasto tiepido tant’è che quest’anno, la graduatoria di Legambiente elenca 61 capoluoghi degli oltre 100 in Italia. Tra le grandi assenti Mantova che in passato aveva rasentato la vetta della classifica.
In questa classifica dall’esito sufficiente, Varese brilla per la sua posizione da metà classifica: un onorevole 31esimo posto che la riabilita rispetto al 41esimo dello scorso anno, anche se rimane un giudizio stiracchiato se si considera il 19esimo posto raggiunto tre anni fa.
A pesare sull’andamento varesino, che Legambiente relega al 55esimo posto nella classifica del decennale, è proprio l’occasionalità dell’impegno : dopo il progetto di “Costituzione del Governo dei giovani”, le politiche dell’infanzia hanno segnato il passo.
È comunque tutta la Lombardia a dare segni di approssimazione: nella classifica 2007 il primo capoluogo che compare è Cremona al diciassettesimo posto. Seguono Brescia e Bergamo, rispettivamente al 23 e al 24, e poi Como al 27. Tutte le altre sono posizionate dopo la città giardino: Sondrio al 41, Pavia al 43, Lecco al 58. Grande assente Milano che, dopo gli anni d’oro di fine secolo scorso, ha visto ridursi l’impegno trasformandosi in mero assistenzialismo minorile.
L’analisi di Legambiente, quindi, ha descritto una realtà abbastanza asfittica, incapace di innovarsi e creare in modo originale opportunità: dopo i tagli alle Legge 285 decisi dal Governo Berlusconi, la situazione è rimasta residua anche con il cambio della guardia, con i bambini destinati a ricoprire ruoli di secondo piano: «Chi si è occupato di infanzia – commenta Legambiente – ha continuato a farlo senza tener conto dei cambiamenti sociali e culturali che nel nostro Paese si stavano susseguendo. Sono cambiati i bisogni dei bambini, reali o indotti, sono cambiati i sogni. L’impossibilità di vivere la strada, pur reale, non è vissuta quasi più come una negazione perché la maggior parte dei bambini la strada non l’ha mai potuta praticare ma di questo nessuno ha tenuto conto».
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