Lombardia seconda regione per ettari di suolo consumati. “Ma qui 10 milioni di abitanti, abbiamo una strategia”
Il rapporto Ispra certifica la forte pressione del cemento e dell'asfalto in Lombardia. Ma l'assessore ha una visione diversa e cita altri parametri
La Lombardia è la seconda regione d’Italia per consumo di suolo in termini assoluti, con 834,1 ettari “erosi” nell’ultimo anno “fotografato” dal rapporto Ispra.
Un dato che secondo Gianluca Comazzi, assessore al Territorio e Sistemi Verdi di Regione Lombardia non va equivocato: «L’ultimo rapporto Ispra sul consumo di suolo in Italia conferma che la Lombardia sta seguendo la strada giusta. L’incremento percentuale è dello 0,29%, ben al di sotto della media nazionale dello 0,39% e inferiore a diverse regioni come Emilia-Romagna, Lazio, Abruzzo, Puglia, Sicilia e Sardegna. Tenuto conto che la nostra regione conta oltre dieci milioni di abitanti (il 17% circa della popolazione italiana, dato che ci colloca al di sopra di 15 Stati dell’Unione Europea) e che genera un quinto del Pil italiano».
In termini assoluti l’Emilia Romagna mantiene il record di consumo annuale: ben 1012,9 ettari consumati nel 2024. Segue la Lombardia, con 834,1 ettari, poco di più di quanto consuma la Puglia.
Dentro alla Lombardia guidano la classifica le province di Milano e Brescia, con un consumo annuale quasi identico (rispettivamente 161 e 160 ettari), cui seguono Bergamo (123), Mantova, Pavia, Varese, Monza e Brianza (57,78, un dato che è però molto alto se si considera la limitata estensione della provincia), Cremona e via via le altre, con Lecco a chiudere (soli 4,48 ettari).
Pesano l’espansione delle aree abitate, i centri commerciali, ma soprattuto la logistica. Senza contare il peso delle infrastrutture pubbliche, che significa soprattutto strade.
C’è un altro dato che Comazzi cita per dire che la Lombardia però è sulla strada giusta per correggere il tiro: «Il consumo di suolo pro-capite pone la Lombardia al 17° posto a livello nazionale, con 291 mq/ abitante, molto sotto la media nazionale di 366 mq. Inoltre, il 70,9% del nuovo consumo è reversibile. Questi dati certificano che, pur essendo la prima regione per numero di abitanti e la prima economia del Paese, stiamo riducendo in maniera importante l’impronta sul territorio» (nella foto di apertura: aree di cantiere della ferrovia Gallarate-Malpensa).
Ovviamente al di là dei dati assoluti c’è però anche la questione della distribuzione territoriale, evocata proprio da Comazzi: consumare un ettaro in zone a bassa densità in Sicilia non è la stessa cosa che consumare un ettaro nell’Alto Milanese o nell’area tra Milano e Bergamo, che sono tra le più urbanizzate d’Italia e con semrpe meno terreni in grado – ad esempio – di assorbire le piogge, rese più violente dai cambiamenti climatici.
Ma in che termini la Lombardia sta cambiando rotta?
Sottolineano dalla giunta regionale che è stata la prima regione a dotarsi di una legge per ridurre il consumo di suolo e promuovere la rigenerazione (legge regionale 31/2014), puntando a un -20/25% delle espansioni residenziali al 2025 e a un -45% al 2030.
La Regione sottolinea che a dieci anni dall’entrata in vigore, circa 630 Comuni, inclusi Milano e la maggior parte dei capoluoghi, hanno adeguato i propri piani e che le riduzioni registrate sono significative: in media il 29% su 629 Pgt, il Piano di governo del territorio).
La Lombardia che consuma suolo. La logistica e le strade prendono il posto di prati e boschi
«Quello di Regione – ha aggiunto Comazzi – è un percorso virtuoso che coinvolge Province, Comuni e Parchi, in un’ottica di sistema. Da parte nostra c’è massima attenzione anche al tema dei fotovoltaici a terra: la transizione energetica va governata con regole chiare per salvaguardare suolo agricolo, natura e paesaggio. In Consiglio regionale stiamo approvando la revisione del Ptr (Piano territoriale regionale): uno strumento strategico che rafforza rigenerazione, tutela del patrimonio agricolo-naturale e servizi ecosistemici. Parallelamente, spingiamo sull’invarianza idraulica e idrologica e sulla de-impermeabilizzazione delle superfici urbane: misure che riducono il rischio idraulico e migliorano microclima, biodiversità e qualità della vita».
«Il nostro obiettivo – ha concluso Comazzi – è chiaro e si sviluppa sul lungo periodo: meno consumo di suolo, più rigenerazione urbana e un approccio che tenga insieme sviluppo e sostenibilità ambientale».
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