L’Italia perde capitale umano: 630mila under 35 emigrati in tredici anni
Il Rapporto Cnel "L’attrattività dell’Italia per i giovani dei Paesi avanzati" fotografa un esodo strutturale verso sistemi economico-sociali avanzati. Il Regno Unito è la prima destinazione dei giovani italiani (26,5%), seguito da Germania e Svizzera, mentre l’Italia è scelta solo dall’1,9% dei giovani europei e statunitensi
Tra il 2011 e il 2024 dall’Italia sono emigrati 630mila giovani tra i 18 e i 34 anni. Un flusso continuo, non episodico, che segnala una perdita quantitativa e qualitativa della popolazione più istruita e dinamica del Paese. È quanto emerge dal primo Rapporto Cnel 2025 “L’attrattività dell’Italia per i giovani dei Paesi avanzati”, curato da Valentina Ferraris e Luca Paolazzi.
Il rapporto misura l’impatto dell’emigrazione giovanile sul capitale umano, costruisce un indice di attrattività territoriale e indica leve per invertire la rotta. Il saldo migratorio dei giovani è fortemente negativo.
Al netto degli ingressi, tra il 2011 e il 2024 l’Italia perde 441mila under 35. Solo nel 2024 le partenze sono state 78mila, con un saldo di -61mila. Un dato simbolico chiarisce la portata del fenomeno: nello stesso anno il numero degli expat equivale al 24% delle nascite. In totale, i giovani emigrati nel periodo rappresentano il 7% dei residenti della stessa fascia d’età nel 2024.
LA COMPENENTE FEMMINILE
Cresce anche la componente femminile, che nel 2024 raggiunge il 48,1%, con punte oltre il 50% nel Nord-Est. Aumenta soprattutto il livello di istruzione: nel triennio 2022-2024 il 42,1% dei giovani emigrati è laureato, contro il 33,8% della media 2011-24. Tra le donne la quota sale al 44,3% e lo scarto con i coetanei maschi è più marcato nel Mezzogiorno, dove le giovani istruite emigrano per superare un divario di genere più ampio. Il costo economico è elevatissimo. Il valore del capitale umano uscito dal Paese nel periodo considerato è stimato in 159,5 miliardi di euro, pari al 7,5% del PIL.
PER OGNI STRANIERO CHE ARRIVA NOVE ITALIANI SE NE VANNO
Lombardia, Sicilia e Veneto concentrano i valori assoluti maggiori. In rapporto al PIL, però, le perdite più pesanti colpiscono Alto Adige, Calabria e Sicilia. Il peso medio annuo nel triennio 2022-24 è invece pari allo 0,8% del PIL. L’aumento del numero e del grado di istruzione dei giovani emigrati italiani ha incrementato a 16 miliardi il valore dell’uscita annua in tale periodo. In quota del PIL i picchi sono in Alto Adige (1,7%), Calabria (1,6%) e Molise (1,5%) e i minimi per Lazio (0,45%), Emilia-Romagna (0,54%) e Toscana (0,6%).
Il Rapporto evidenzia un forte squilibrio nei flussi con i Paesi avanzati. Per ogni giovane straniero che arriva dall’area europea e dagli Stati Uniti, nove italiani se ne vanno. L’indice sintetico dei Flussi Migratori (ISFM) colloca l’Italia tra i Paesi meno attrattivi. Le regioni meridionali registrano i valori più alti, con Calabria e Sicilia in coda.
L’INGHILTERRA È LA TERRA DEI SOGNI
Il Regno Unito è la prima destinazione dei giovani italiani (26,5%), seguito da Germania e Svizzera, mentre l’Italia è scelta solo dall’1,9% dei giovani europei e statunitensi. A questo quadro si aggiungono i movimenti interni.
Dal Mezzogiorno al Centro-Nord si sono trasferiti, al netto, 484mila giovani, per un valore di capitale umano stimato in 147 miliardi di euro. Campania, Sicilia e Puglia guidano le perdite. Lombardia ed Emilia-Romagna gli afflussi.
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