Varese alla prova della sfida dei talenti: attrarre è difficile, trattenere ancora di più
Al convegno di Villa Recalcati affrontato il nodo dell’attrattività. Demografia in calo, imprese in difficoltà e nuove strategie per rendere competitivo il territorio
«Quando si parla di mercato del lavoro ci sono due termini molto usati: attraction and retention, cioè attrarre e trattenere talenti. Sono due aspetti fondamentali perché i mercati del lavoro territoriali e nazionali sono molto cambiati». Con queste parole Francesco Maresca, responsabile del Settore Lavoro della Provincia di Varese, ha aperto il convegno “Oltre i confini, attrarre i talenti, rendere competitivo il territorio”, mettendo subito a fuoco il tema centrale. Non basta infatti offrire opportunità, bisogna costruire condizioni che rendano il territorio una scelta stabile e desiderabile. (foto sopra da sinistra: Rossetto, Mazzarino, Tosi e Castrignanò)
Maresca ha ricordato come, nonostante gli indicatori occupazionali positivi, l’Italia resti in fondo alle classifiche Ocse per retribuzioni, con una fuga di migliaia di laureati ogni anno e un costo dell’abitare che in Lombardia raggiunge livelli critici. Da qui il riferimento allo studio della Liuc sullo YES, Youth Enhancement Score, che valuta la capacità dei territori di attrarre giovani non solo sul piano del lavoro, ma anche su welfare, housing e qualità della vita (a Villa Recalcati tra il pubblico era presente anche la professoressa Chiara Gigliarano autrice dello studio).
I DATI
A dare solidità numerica al quadro è stato l’intervento di Brizio Castrignanò, referente dell’Osservatorio provinciale. La provincia di Varese conta 881 mila residenti, ma con un evidente squilibrio generazionale. Diminuiscono bambini e adolescenti, aumentano gli over 64. Gli stranieri compensano solo in parte il calo complessivo e i flussi mostrano un saldo positivo in arrivo da altre province, ma una perdita costante verso l’estero, soprattutto di cittadini italiani.
Il mercato del lavoro varesino resta dinamico, ma segnato da due tendenze. Da una parte molte imprese assumono lavoratori provenienti da altre aree, in primis Milano, dall’altra numerosi residenti trovano impiego fuori provincia. Nel frattempo le aziende cercano figure sempre più difficili da reperire, a cominciare dagli operai specializzati, tecnici, elettricisti, idraulici, saldatori. Un mismatch che mette in tensione il sistema produttivo e apre interrogativi sulla formazione.
VIENI A VIVERE A VARESE
A una delle criticità più pesanti, il costo dell’abitare, prova a rispondere il bando “Vieni a vivere a Varese”, presentato da Giacomo Mazzarino dirigente della Camera di Commercio. Il progetto offre un voucher da 6.000 euro in tre anni ai nuovi residenti assunti in provincia e prevede un accordo con le agenzie immobiliari per ridurre le provvigioni sugli affitti, alleggerendo l’ingresso sul territorio di giovani lavoratori e famiglie. «Il problema della casa rimane enorme – ha sottolineato Mazzarino – perché gli affitti qui costano caro molto alti. Al progetto hanno aderito una ventina di agenzie immobiliari che hanno dato la loro disponibilità per venire incontro ai nuovi arrivi. Del resto questo è un progetto che si basa sulla capacità di fare rete territoriale».
EURES È UN’OPPORTUNITÀ
Quando in sala è stato chiesto chi conoscesse la rete Eures, dalle tante persone presenti si sono alzate solo tre mani. Eppure questa rete opera in provincia di Varese dai primi anni Novanta e oggi rappresenta un nodo cruciale nelle politiche di mobilità. Marta Tosi, del Centro per l’Impiego di Busto Arsizio, ha illustrato come Eures supporti i lavoratori attraverso colloqui individuali, job day, attività nelle scuole e un’intensa comunicazione sulle opportunità europee.
Una mobilità non pensata come fuga, ma come possibilità di crescita professionale e personale, che restituisce competenze preziose anche al territorio di origine.
Fabrizio Rossetto, consulente Eures, ha spiegato come la rete operi anche al fianco delle imprese, aiutandole a cercare profili difficili da reperire a livello locale e accompagnandole nei percorsi di selezione internazionale. Tra gli strumenti più efficaci, il Targeted Mobility Scheme, che offre bonus economici sia alle aziende sia ai lavoratori per sostenere trasferimenti, formazione linguistica e riconoscimento delle qualifiche. Eures, hanno ribadito entrambi, non indebolisce il mercato locale, al contrario, rafforza la capacità del territorio di competere, favorendo scambi, ritorni e un innalzamento generale delle competenze. In un contesto demografico fragile, una rete europea che porta conoscenze, contatti e nuovi canali di reclutamento diventa un tassello essenziale per sostenere le imprese e ampliare le prospettive dei giovani.
Il Paese che non ti aspetti: giovani italiani più soddisfatti dei coetanei europei
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