Senza biglietto di ritorno, verso l’Africa
Dino Azzalin racconta un viaggio inatteso tra Senegal, Gambia e Costa d’Avorio, tra amicizia, progetti solidali e libertà
Stavolta ho avuto la fortuna almeno nella prima parte di viaggio di diventare una valigia messa nelle mani di altri con una meta ben precisa: l’Africa. E non perché non so parlare francese o Wolof, piuttosto perché il mio viaggio in Tanzania, dove ci sono la maggior parte dei nostri progetti odontoiatrici di APA (Amici per l’Africa), è andato a monte per i 1500 morti (ma chissà quanti sono realmente) per i disordini violenti scoppiati dopo le ultime elezioni presidenziali.
Così ho accettato in sicurezza l’invito dell’amico Djbril Thiam che da anni proponeva di andare con lui e la moglie Franca Ajello e con un gruppo denominato “Porto i miei amici in Senegal”, organizzato dalla figlia Elisa. E per la prima volta nella mia vita sono partito senza il biglietto di ritorno che mi ha dato subito un senso di rara libertà…
Così con la sapienziale guida di chi in Senegal ci è nato ma che vive con la famiglia a Varese, Djbril fa strada a noi tre “boomer” per unirci al gruppo dove per dieci giorni hanno convissuto le tre generazioni, la “boomer” appunto la “zeta” coi “millennias”. Nomi e cognomi che faranno parlare presto di loro, Shelly Uka la contabile della spedizione, Martina Amoruso la speciale guida e modella con Guia Von Wuster per Istagram. E ancora, Giacomo Taverna e Francesco Bossola architetti in erba ma soprattutto amici dell’età di mio figlio, e il grande e mitico Filippo Degli Abbati noto a Varese per la sua attività di Dj e surfista, seguito da Arianna Zecchillo.
Così in un vortice di chilometri e un crescendo di contagiosa allegria abbiamo girato il Senegal tra il caos di Dakar e luoghi mozzafiato, tra cui l’isola delle conchiglie, sull’oceano Atlantico, fino a farsi travolgere dal tifo della coppa d’Africa dove da ieri il Senegal si giocherà domenica la finale contro il Marocco. E tra proposte di progetti faraonici tra cui una clinica svizzera, ambulanze refrigerate per la raccolta dei cadaveri di homeless, fino al grande orfanotrofio di Marina Souane la cui visita anche da sola è il viaggio nella regione impervia e remota di Sediou.
L’ospitalità ovunque è stata eccezionale soprattutto in casa della sorella di Djbril. E dopo tre giorni di relax sulla splendida spiaggia del Gambia, adesso la missione continua in Costa d’Avorio, per la visita al progetto finalizzato della Associazione Servi inutili amici di Tradate a cui, come presidente APA, avevo partecipato nel 2021 per la posa della prima pietra. Un progetto che raccoglie quasi un centinaio di ragazze adolescenti tolte alla strada, ospitate e fatte studiare nella struttura appena ultimata.
La vicepresidente italiana è Bernadette Kouakou ivoriana che vive e lavora a Varese e che mi ha garantito la sua presenza morale. Alla fine dovrò tornare, mio malgrado ma che freddo mi aspetta? Fortunatamente ho fatto l’usuale bottino di caldo e di cuori che con l’Africa mi riscalderanno sempre.
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