Mentre cercavamo i papà abbiamo perso anche le mamme. I genitori incontrano Lancini a Varese

Come educare i ragazzi alla complessità di oggi è la sfida che il noto psicologo ha condiviso con circa 150 persone tra genitori, insegnanti ed educatori alla Brunella per il progetto Oasi

adolescenti,

Come siamo passati dalla famiglia normativa alla società del post narcisismo, con genitori bulli fedeli al mantra del “devi essere te stesso ma a modo mio? La domanda ha aperto e chiuso la serata del 25 febbraio in cui il noto psicologo Matteo Lancini ha animato l’incontro della Scuola genitori promossa dalla cooperativa La Casa davanti al sole e ospitato dall’Oratorio della Brunella di Varese.

“Chiamami adulto, come stare in relazione con gli adolescenti”  il titolo della serata, ispirato all’ultimo libro di Lancini, presidente della Fondazione Minotauro di Milano e docente delle università Bicocca e Cattolica. Ad ascoltarlo oltre 150 persone tra genitori, educatori e insegnnati con figli e studenti adolescenti cui Lancini ha raccontato il mondo dei ragazzi  cercando di assumere un punto di vista da adulto e cioè autentico, di chi è capace di assumersi le proprie responsabilità.

Generico 23 Feb 2026

LE EMOZIONI SCOMODE

Nel ribellarsi alla famiglia normativa e alle istituzioni che opprivano la libertà del singolo nel secolo scorso, qualcosa è andata persa: la capacità di stare nelle relazioni. Vale per le coppie – ma questa è un altra storia – e vale anche nelle relazioni con i ragazzi.
«Mentre cercavamo i padri, ci siamo persi anche le mamme – afferma provocatoriamente Lancini – in una società in cui ciascuno vive solo per se stesso, in cui ciascuno deve avere il proprio progetto di vita, non collettivo, non di coppia ma personale, siamo tutti convinti di ascoltare i figli, ma poco, distrattamente, anzi “tra un attimo”».

«Quello che vogliamo dai figli è che siano sempre felici e contenti – ha detto Lancini – Non vogliamo che provino paura, tristezza e rabbia perché sono emozioni che ci danno fastidio, che noi adulti non vogliamo e non sappiamo affrontare perché troppo emotivi».

Generico 23 Feb 2026

I genitori, gli insegnanti, la società non permettono a bambini e ragazzi di esprimere paura, rabbia o tristezza a casa e tantomeno a scuola o nei cortili o per strada. Per spiegare come, Lancini ha citato l’esempio di una bambina cui viene negata la paura del cane “perché il cane è buono” o l’abitudine di denunciare per disturbo della quiete pubblica i ragazzi che giocano a palla tra i palazzi. «Bambini e ragazzi non possono esprimere le emozioni scomode neanche giocando ai videogiochi, dove queste sono simboleggiate, perché li vediamo violenti-  ha detto Lancini – e neppure possono cantare rabbia, tristezza, suicidio, perché quei cantautori trap li portano sulla cattiva strada».

Ma le emozioni non espresse diventano agite e questo sì può diventare davvero pericoloso. Anche quando sempre più spesso vengono agite contro se stessi in anoressia, vigoressia, tagli e ritiro sociale. Perchè i ragazzi di oggi non si ribellano, si adeguano. 

I GENITORI BULLI

Non ha usato giri di parole Lancini nell’accusare gli adulti hanno rimosso le emozioni scomode e gli spazi dove bambini e ragazzi possono esprimerle e mentalizzare il corpo. Non solo: «Abbiamo deforestato il pianeta, plastificato i mari, negato prospettive di un futuro migliore – ha aggiunto  – E invece di ammettere i nostri limiti e fallimenti ci aspettiamo che le nuove generazioni siano felici, contente. E invece sono fragili».

Ed è qui che la reazione degli adulti di oggi è da bulli: «Il bullo è una persona fragile che se la prende con chi è fragile almeno quanto lui. E noi adulti fragili ce la prendiamo con la fragilità dei nostri ragazzi. Pensiamo che se non sono contenti è perché hanno avuto troppo. Allora ci rifugiamo nella famiglia normativa, che non esiste più, e nei no che aiutano a crescere. Davvero? Gli adulti oggi usano i no per  rimuovere i problemi invece di starci, entrare in relazione, ascoltare, capirsi, mediare. E arrivare quindi anche a dire dei sì, che nascono nella relazione e che spesso sono più difficili».

AI E INTERNET SONO IL FUTURO

Per Lancini negare l’accesso ai telefonini, ai viedogiochi o all’intelligenza artificiale ai ragazzi non ha senso: «AI e internet sono il futuro che abbiamo preparato per loro– afferma -Ho proposto anni fa di negare l’uso dei telefonini da zero a 80 anni. Ma siamo disposti a rinunciare ai social? Se la risposta è no, non ha senso negarli ai ragazzi, come ha fatto l’Australia, con una norma che fa sentire bene gli adulti ma è inapplicabile e, di fatto, non ha cambiato nulla».

La scuola nega i telefonini per non cambiare: Ma il contesto è cambiato, è estremamente complesso: i ragazzi si adeguano e la scuola deve fare altrettanto se non vuole essere svuotata e abbandonata – come accade sempre più spesso. A cominciare dalla «tanto cara lezione frontale che non serve più a niente», ha aggiunto citando i saluti in apertura dell’assessora Rossella Dimaggio e del provveditore Giuseppe Carcano.

Lancini ha ricordato che siamo noi adulti e insegnanti a rendere i figli oggetto di foto e riprese fino ai 12 anni, poi dovremmo negargli ogni utilizzo di social e telefonino fino ai 18 anni e aspettarci che a quel punto siano in grado di usare la tecnologia per iscriversi all’Università o accedere al mondo del lavoro. «Non ha senso – ha detto Lancini – Se questo dei social e dell’intelligenza artificiale è l’orizzonte di futuro che abbiamo apparecchiato per i nostri figli, dobbiamo insegnare loro a stare in questa complessità».

IL PROGETTO OASI

A fine serata Silvia Chiaravalle – assistente sociale della Casa davanti al sole – ha dato appuntamento a tutti al prossimo 22 aprile, per una nuova serata della scuola genitori all’interno del progetto OASI: Luoghi di incontro e crescita per le nuove generazioni, un’iniziativa di ampio respiro dedicata al supporto psicologico e alla valorizzazione delle risorse dei giovani tra gli 11 e i 17 anni.

Finanziato dalla Fondazione con i bambini nell’ambito del bando per il benessere psicologico degli adolescenti, il progetto si sviluppa nell’arco di 40 mesi ed è stato avviato a Marzo 2025 coinvolgendo diversi territori e realtà tra cui Varese, Milano, Tradate, Como e Seveso.

Il progetto OASI nasce per rispondere ai segnali di fragilità scolastica, relazionale ed emotiva che molti ragazzi manifestano oggi: difficoltà di motivazione nello studio, isolamento, conflitti familiari e vissuti di ansia. L’obiettivo non è solo intervenire sul disagio, ma diffondere una cultura che valorizzi le capacità, i desideri e le risorse degli adolescenti, rendendoli protagonisti attivi della loro crescita.

A Varese, la cooperativa sociale La Casa Davanti al Sole attiverà un’“Oasi” presso l’Oratorio della Brunella, uno spazio di accoglienza e rigenerazione dove sarà presente un’equipe multidisciplinare composta da psicoterapeuti, educatori e assistenti sociali a disposizione dei nuclei familiari e dei ragazzi che vorranno fruire dei percorsi.

Saranno possibili interventi di affiancamento individuale o in piccolo gruppo: tutoraggio individuale, supporto psicologico, laboratori di gruppo e laboratori familiari.

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Via Confalonieri, 5 - Castronno

Lidia Romeo
lidiaromeo@gmail.com

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Pubblicato il 26 Febbraio 2026
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