Quarant’anni di Passione di Jerago con Orago: una storia di fede e comunità

Nacque nel 1986 da un'intuizione di Gabriele Maria Panfili, che portò nel Varesotto la tradizione delle sacre rappresentazioni del Centro Italia. Nel tempo decine di volontari hanno dato il volto ai personaggi evangelici: dal 2003 è diventato un evento itinerante, quest'anno a Barza di Ispra

passione jerago con orago

Compie quarant’anni la Sacra rappresentazione della “Passione e resusrrezione del Signore” di Jerago con Orago, un appuntamento che nel tempo è diventato molto più di una rievocazione religiosa: un’esperienza collettiva capace di coinvolgere ogni anno oltre cento figuranti, unendo generazioni diverse attorno a un racconto che attraversa i secoli.

L’edizione 2026 si terrà domenica 29 marzo a Barza di Ispra, negli spazi della Casa Don Guanella, e sarà dedicata ai cinquant’anni di sacerdozio di monsignor Mario Delpini, arcivescovo di Milano e originario proprio di Jerago, figura legata fin dagli inizi a questa rappresentazione.

La storia della Passione affonda le sue radici lontano dalla provincia di Varese, tra Umbria e Marche. A raccontarlo è Elena Panfili, figlia dell’ideatore Gabriele Maria Panfili: «Mio papà era originario di Gubbio – spiega – e suo fratello, don Fausto Panfili, era stato inviato come parroco a Cantiano, dove esisteva da secoli una tradizione chiamata “la Turba”, una processione devozionale che nel tempo si era trasformata in una vera sacra rappresentazione».

Quando don Fausto arrivò, quella tradizione era ormai in declino. Ma alcuni incontri segnarono una svolta: «Cantiano era un paese con una forte presenza comunista. Spesso, andando a dare l’estrema unzione, si trovava davanti persone che dicevano di non essere cristiane, ma che ricordavano con affetto la loro partecipazione alla Turba da bambini. Questo lo colpì profondamente e lo spinse a rilanciarla».

Da quell’esperienza nacque il dialogo con il fratello Gabriele Maria e l’idea di portare una rappresentazione simile anche a Jerago, dove Gabriele si era trasferito.

La nascita della rappresentazione

Il progetto prese forma a metà degli anni Ottanta. «Nel 1985 si iniziò a parlarne tra amici – racconta Elena Panfili – e nel 1986 si tenne la prima rappresentazione». Curiosità: in quell’anno il nome era “Pasiun dul Signur”, con l’uso del dialetto varesino.

Le scene erano distribuite tra spazi del paese: l’Ultima Cena veniva allestita in un cortile privato, mentre il processo e il Calvario trovavano posto nel piazzale delle scuole medie e sulla collinetta adiacente, che evocava appunto l’altura – invero appunto modesta – del Monte Golgota/Calvario appena fuori dalle mura millenarie di Gerusalemme.

Passione di Jerago 1986
Uno scatto dell’edizione 1986

Da subito, la Passione si caratterizzò per un forte radicamento comunitario e per una costruzione narrativa fedele ai Vangeli. Il testo, scritto da Gabriele Maria Panfili (scomparso nel 2013), si attiene infatti ai Vangeli sinottici, con una sola parte originale: le parole del padrone di casa nella scena iniziale dell’accoglienza di Gesù per l’Ultima Cena.

Accanto al testo, fin dalle origini, si è inserito il contributo di monsignor Mario Delpini, allora giovane sacerdote destinato a divenire arcivescovo, che scrisse alcune riflessioni di carattere meditativo ancora oggi presenti nella rappresentazione.

Evoluzione e diffusione

Per oltre quindici anni, fino al 2002, la Passione è stata rappresentata a Jerago. Dopo una pausa nel 2003, si è aperta una nuova fase: la scelta di portarla anche in altri contesti.

Nel 2004 e 2005 la rappresentazione approdò a Gallarate. Da allora, il progetto ha continuato a spostarsi, mantenendo però intatto il suo spirito originario. Nel 2003 nacque il Gruppo della Passione di Azzate, ispirato direttamente all’esperienza di Jerago. Tra le città più significative Gallarate e Bollate, mentre tra i luoghi più scenografici si può citare ad esempio Arsago Seprio, tra gli insigni monumenti romanici. In ogni luogo sede della rappresentazione vengono coinvolti anche figuranti locali, «spesso per i soldati romani o quelli ebraici», dice Giuseppe La Pietra, uno dei “veterani” della rappresentazione.

passione jerago con orago

Una comunità in scena

Uno degli elementi distintivi della Passione di Jerago è il coinvolgimento corale. Non solo attori, ma anche musicisti, costumisti, tecnici e volontari contribuiscono alla riuscita dell’evento.

Le musiche, firmate dal maestro Silvano Scaltritti, sono state nel tempo eseguite grazie alla collaborazione con realtà musicali del territorio: cori, bande e gruppi locali. Tra le collaborazioni più durature si ricordano il coro Sette Note e la banda di Besnate, mentre nell’edizione 2026 sarà coinvolta la banda di Ispra.
Questo legame con il territorio ha reso la rappresentazione un vero patrimonio condiviso, capace di rinnovarsi senza perdere le proprie radici.

passione jerago con orago

I volti della Passione

Nel corso degli anni, numerose persone hanno dato volto e anima ai personaggi della Passione, contribuendo a costruire una memoria collettiva che si rinnova a ogni edizione. Difficile elencare tutti i protagonisti, va detto subito.

Ad esempio Caterina, storica costumista e sarta, e Attilio Dal Cortivo, per lungo tempo tra gli apostoli. Le figure di san Pietro sono state interpretate per molti anni da Francesco Cannata e da Mario Cozzi, entrambi oggi scomparsi, ma ancora presenti nella memoria della comunità.

Il ruolo di Gesù è stato affidato nel tempo a Giuseppe La Pietra e ad Andrea Vergerio, quest’ultimo protagonista di un percorso significativo all’interno della rappresentazione: da bambino nella scena dell’Ultima Cena, poi apostolo Giovanni e infine interprete del Cristo per molti anni (nel 2026 Gesù è interpretato da Luca De Rinaldis). Tra i personaggi più riconoscibili anche Vittorio De Gregori, che ha vestito i panni di Erode e ha contribuito concretamente alla realizzazione della biga della Passione.

Importante anche il lavoro dietro le quinte e sulla scena di Mario Pellegrino, responsabile degli allestimenti scenici e capo popolo, insieme alla moglie Anna Pellegrino nel ruolo della Madonna. A loro si affianca Rita Oldrini, impegnata sia nell’allestimento scenico dell’Ultima Cena sia come attrice, in un intreccio continuo tra organizzazione e interpretazione che rappresenta uno degli elementi distintivi della Passione di Jerago.

passione jerago con orago

A quarant’anni dalla prima rappresentazione, la Passione di Jerago con Orago continua a essere un punto di riferimento per il territorio.
L’edizione 2026, ospitata a Barza di Ispra e dedicata a monsignor Delpini, rappresenta un nuovo capitolo di questa storia, confermando la vitalità di una tradizione che, nata da un’intuizione familiare, è diventata patrimonio condiviso.

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Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it

Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare a VareseNews.

Pubblicato il 28 Marzo 2026
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