Settantasei anni di pelletteria artigianale: la Valigeria Bertoni da Varese alle grandi maison del lusso mondiale
Pietro Bertoni racconta l'azienda di famiglia nata nel 1949: venticinque dipendenti, filiera tutta in casa, novanta per cento di export e bauli che oggi arredano le case
Nasce nel 1949 come produttrice di bauli da viaggio e oggi realizza borse, valigie e articoli in pelle per alcune delle più grandi maison del lusso mondiale. La Valigeria Bertoni è una delle storie di imprenditoria artigianale più longeve del territorio varesino, con sede in via Molini Trotti in un vecchio mulino ad acqua restaurato dove si svolge l’intera filiera produttiva.
A raccontarla, nella puntata di giovedì 2 aprile di Materia d’Impresa, è Pietro Bertoni, terza generazione della famiglia, laureato in giurisprudenza e in azienda dal 2009 dopo alcune esperienze lavorative esterne.«Valigeria Bertoni nasce nel 1949 prevalentemente come azienda produttrice di bauli – spiega Pietro – Poi nel corso del tempo il modo di viaggiare è chiaramente cambiato, così abbiamo creato al suo interno una varia gamma di prodotti: valigie, una linea di pelletteria con borse, borsoni, cartelle, articoli da uomo, e negli ultimi anni anche una gamma di cadeaux — svuotatasche, organizer da scrivania — che seguono comunque la storicità e il know-how dell’azienda».
Il cuore del lavoro, però, è la produzione per conto terzi: Bertoni è un’azienda terzista del lusso, che realizza prodotti per le migliori griffes mondiali. «Credo che siamo scelti per la nostra competenza, affidabilità, serietà e qualità – dice Pietro – La qualità che probabilmente riflette la passione che mettiamo nel nostro lavoro».
Venticinque dipendenti, strumenti in gran parte manuali — martello, chiodo, tenaglia, forbici, punteruoli — e una scelta precisa di non delocalizzare mai. «Non abbiamo mai avuto questa tentazione. Non vedo una delocalizzazione possibile finché io la vedo qui, la nostra struttura produttiva. È qua che nasce e qui che rimane».
I mercati di sbocco sono quasi interamente esteri: la stima di Pietro è dieci per cento Italia, novanta per cento export, con clienti a Londra, in Giappone, in Russia e nel resto del mondo. Eppure Pietro non gira per fiere. «Nel nostro settore sono più i clienti che vengono a cercare noi – spiega – Hanno curiosità e voglia di vedere la sede, vedere dove verrebbe prodotto l’articolo e in che condizioni. Oggigiorno c’è molta attenzione — dai brand stessi — alle normative, ai lavoratori, all’ambiente».
C’è anche un capitolo dedicato al proprio marchio, Bertoni 1949, lanciato qualche anno fa e ora non più spinto, ma ancora presente sul mercato attraverso alcuni negozi selezionati, quasi nessuno dei quali in Italia: «E’ come uscire dall’ovile e andare un po’ in una giungla», lo definisce Pietro, consapevole delle difficoltà di costruire un brand mantenendo parallelamente una struttura produttiva. Però: «Chi ci ha conosciuto ha apprezzato», aggiunge, e alcuni rivenditori continuano a ordinare: nel negozio di Viareggio come nella grande catena londinese o nella boutique di Tokio.
Curiosità: i bauli, prodotto d’origine dell’azienda, non sono affatto scomparsi. «Una volta erano articoli da viaggio, adesso vengono utilizzati molto per l’arredamento, come espositore nei negozi o nelle case. Fa molto scena», sorride Pietro.
Trovare nuovi artigiani da formare è invece una delle sfide aperte. «Cerchiamo di inserire anche giovani leve, ma si fa un po’ fatica. La tendenza oggi è quella di intraprendere un percorso universitario, e le attività manuali sono viste un po’ come una seconda scelta».
Sul passaggio generazionale interno all’azienda, Pietro è diretto: «Le differenze di vedute ci sono sempre. Il passaggio avviene tuttora — nostro padre è ancora presente, e quando si devono fare scelte nuove il suo apporto è prezioso.» La quarta generazione, intanto, sta crescendo. Cosa sceglierà, nessuno può dirlo. «Io e Gaia non siamo mai stati pressati per portare avanti l’attività di famiglia», riflette Pietro. «E forse proprio questo ci ha portato a essere calamitati al suo interno.»
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