Prostituzione nei night, indagati sette Carabinieri
Almeno sette informazioni di garanzia sono state recapitate ad altrettanti Carabinieri di Luino e Varese. Prosegue l'operazione "Blue night"
Non si fermano le indagini dei pm di Varese Sara Arduini e Agostino Abate sul giro di prostituzione e immigrazione clandestina nei locali notturni della Città Giardino. Sono state inviate almeno sette informazioni di garanzia ad altrettanti Carabinieri in forza alle compagnie di Varese e Luino. Altre due sarebbero state inviate anche a personale di polizia penitenziaria. I militari sarebbero coinvolti nell’operazione “Blue Night” che ha portato alla chiusura di quattro locali nello scorso novembre. Dagli interrogatori e dalle testimonianze delle ragazze e dei titolari dei night club arrestati sarebbe infatti emerso che anche gli uomini dell’Arma beneficiavano dei “servizi” offerti ai clienti o quanto meno non si premuravano di denunciare gli illeciti, coprendo così l’attività criminosa che proliferava nelle notti varesine. Sono ipotesi d’accusa che ora dovranno essere avvalorate da ulteriori indagini.
Nella serata tra venerdì 25 e sabato 26 novembre 2005, accompagnati da un’abbondante nevicata, un centinaio di uomini della Polizia di Stato arrestarono quattro persone, chiusero quattro night club e un albergo e controllarono 140 persone tra prostitute e clienti. L’operazione "Blue night", messa in atto per stroncare il giro di prostituzione nei locali notturni di Varese era il proseguimento di un’inchiesta iniziata più di un anno prima. Le ragazze che si prostituivano, circa una settantina, provenivano quasi tutte dall’Europa dell’Est, Lituania, Russia e Lettonia soprattutto. Avevano tutte un’età compresa tra i 20 e 35 anni. Le giovani prostitute non si fermavano in un posto per più di 15 giorni, i loro “impresari” provvedevano a farle spostare di locale in locale e anche in altre province italiane.
Molte avevano un permesso di soggiorno per motivi di lavoro: risultavano infatti assunte come badanti o collaboratrici domestiche avevano un visto per motivi turistici. I soldi che i clienti pagavano per le prestazioni sessuali venivano giustificati come consumazioni di spumante e champagne, per i quali sborsavano fino a 150 euro a bottiglia. Una parte del pagamento andava al gestore del locale, una parte all’impresario e una parte alla prostituta.
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