“Il Sindaco si ricordi dell’Università”

Il rettore Renzo Dionigi si augura una maggiore collaborazione tra l'Ateneo e l'amministrazione comunale e indica alcune priorità

"A Varese si vive bene, ma la città ha bisogno di investire e trasformarsi. Oggi, grazie all’Università, ha delle opportunità storiche che non può lasciarsi sfuggire". Il Rettore dell’Insubria Renzo Dionigi accoglie con piacere l’invito a ragionare su quali potrebbero essere alcune delle priorità per il prossimo Sindaco. "Per quanto ci riguarda saremmo già contenti di trovare una disponibilità a semplificarci alcuni lavori. Il Campus e un polo museale sono comunque i due progetti forti per l’immediato".

Professore, crede davvero che Varese possa avere una vocazione universitaria?
«L’Università in questi anni si è sviluppata molto, ma lo ha fatto prevalentemente con le proprie forze. Buoni rapporti con le amministrazioni, accordi di programma positivi, ma oggi tutto questo non basta più. Il sistema universitario nazionale privilegia l’elemento distrettuale e gli atenei delle grandi città entrano in crisi per la scarsa capacità di accoglienza. Questo mette Varese in una posizione molto favorevole, occorre fare un passo avanti per migliorare i servizi rivolti agli studenti».

Che cosa occorre fare concretamente?
«Noi dobbiamo preoccuparci di garantire un’offerta di qualità nella didattica, nella ricerca. Insomma dobbiamo fare bene il nostro lavoro, ma questo non basta più. Occorre avviare un confronto serio con la prossima amministrazione perché si sviluppino nuovi progetti. Il Comune come minimo ci deve facilitare nella realizzazione di alcune opere».

Intende dire che in passato non è stato fatto?
«No, non ci ha aiutato. Le faccio un esempio concreto. Nel 1998 divenni rettore, contemporaneamente a un mio carissimo collega in Scozia. Entrambi ci eravamo proposti di realizzare un campus, ma io avevo la fortuna di avere già un terreno dove costruirlo e anche i fondi necessari, lui no. Ebbene otto anni dopo quella università ha la sua struttura e noi invece non sappiamo ancora di chi sono le strade a Bizzozero, non abbiamo parcheggi e la situazione è quella che è. Il Comune non ci ha aiutato in alcun modo».

Ma la città secondo lei vive bene l’Università?
«Oggi posso dirle con serenità di sì. I varesini ci vogliono bene. La nostra aula magna è molto utilizzata ed è diventata il centro di una parte importante del dibattito culturale e scientifico. Molti cittadini fanno importanti donazioni e soprattutto cresce molto la popolazione studentesca che arriva anche da lontano, segno che siamo apprezzati a Varese ma anche fuori. Basti pensare che quando siamo partiti il 90% degli studenti arrivavano dalla provincia. Oggi siamo al 60%».

Lo sviluppo di Varese come città universitaria è legata solo al Campus?
«No. Il campus è importante perché è uno spazio vitale per gli studenti soprattutto di materie scientifiche. Noi vogliamo dare servizi di qualità dove si possa studiare, ma anche incontrarsi e vivere insieme. Realizzeremo un collegio con 93 posti residenziali, ma ci voglio anche altri servizi. Manterremo una struttura importante come questa di via Ravasi per avviare altre facoltà. Giurisprudenza e poi una di carattere umanistico, ma che deve avere un forte carattere innovativo. In un grande spazio in via Piave ottenuto da una donazione realizzeremo un centro di documentazione di storia locale con annessa biblioteca con oltre 30mila volumi. A questo si aggiunge poi la bellissima struttura di Villa Toeplitz».

Ci sono altre azioni rivolte agli studenti?
«Stiamo valutando anche a Varese la possibilità di dar vita al progetto "Adotta uno studente". Ne parleremo con l’Università degli anziani che ospitiamo qui da noi e che è una realtà molto attiva. Quella di prendere in casa uno studente è un’esperienza molto positiva ma è transitoria, non può essere considerata come la soluzione finale. Occorre poi pensare ad alcuni interventi semplici ma necessari quali i trasporti. Non ci vorrebbe poi molto a istituire una navetta circolare tra i vari punti della città in modo da permettere a tutti gli studenti di raggiungere l’Università».

Lei propone anche un polo museale, ma non abbiamo già tante strutture funzionanti?
«Proprio per questo lo propongo. Varese ha piccoli musei ovunque, e tutti sono deserti e con problemi di gestione. Riuniamo questo enorme patrimonio in un’unica struttura. Questo darebbe lustro a Varese e certamente verrebbe visitato molto di più di quanto non lo siano le tante piccole realtà».

È ottimista su come si muoverà la prossima amministrazione?
«E come si fa a dire. Dipende dalle priorità che si darà il Sindaco. Viviamo bene e possiamo pensare allo sviluppo di nuovi progetti. Valuteremo dai fatti concreti».

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Pubblicato il 10 Maggio 2006
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