La partita del debito giocata dall’Inter. Quando il private debt decide il risultato
Al Festival della finanza per l’economia reale, l'avvocato Alessandro Fosco Fagotto analizza il caso del club nerazzurro tra strutture lussemburghesi, rapidità di escussione e tutela dell’investimento. Un esempio concreto delle nuove dinamiche del private debt
La domanda di Luigi Vena, professore della Liuc e moderatore della tavola rotonda dedicata al Private Debt al Festival della finanza per l’economia reale, non ha preoccupato fin da subito gli interisti presenti nella sede milanese di Cassa depositi e prestiti per assistere all’incontro.
Il punto di partenza è una questione tutt’altro che teorica, ovvero capire come la flessibilità del private debt si traduca, nei momenti di crisi, in strumenti concreti capaci di bilanciare le esigenze delle parti.
Detta così sembra persino una questione noiosa. Ma la domanda rivolta ad Alessandro Fosco Fagotto, avvocato tra i massimi esperti in materia, ha orientato l’argomentazione su un caso concreto famoso.
IL CASO INTER
In un mercato ancora giovane e con pochi precedenti significativi, l’esperienza della squadra di calcio Internazionale F.C. emerge come uno dei casi in cui le dinamiche del private debt si sono manifestate in modo evidente. Il passaggio di proprietà del club è avvenuto attraverso l’escussione di una struttura lussemburghese. Facendo valere la garanzia costruita in Lussemburgo, il creditore è riuscito a prendersi rapidamente il controllo della società. Il caso della società nerazzurra è un esempio concreto della rapidità con cui questi strumenti possono operare quando la situazione diventa patologica.

LUSSEMBURGO VS ITALIA
Al centro c’è sempre la logica dell’investimento. Nel private debt, la priorità è il ritorno, che finisce per orientare anche le modalità di gestione delle crisi. Fosco Fagotto ha spiegato chiaramente che non si tratta soltanto di proteggere il capitale, ma di preservarne la capacità di generare valore. È in questa prospettiva che la velocità diventa decisiva.
Secondo l’esperto, il confronto tra ordinamenti aiuta a comprendere meglio il fenomeno. L’impostazione italiana, storicamente attenta alla tutela del debitore, tende a rallentare i meccanismi di enforcement, cioè l’insieme delle leve che permettono al finanziatore di passare dal contratto all’azione concreta quando qualcosa va storto. Diversamente, il contesto lussemburghese privilegia l’efficienza e la rapidità, offrendo al finanziatore strumenti più incisivi per intervenire.
GARANZIA A DOPPIO LIVELLO
L’’utilizzo di strutture “double lock”, struttura di garanzie a doppio livello, usata soprattutto in contesti internazionali, nel caso dell’Inter ha avuto l’effetto di rendere più sicura e soprattutto più rapida l’escussione da parte del finanziatore, favorendo un cambio di controllo estremamente rapido. Le azioni, vincolate attraverso meccanismi giuridici esteri, possono essere escusse senza i tempi tipici delle procedure italiane, consentendo una sostituzione pressoché immediata della proprietà.
Questa dinamica non implica necessariamente una compressione della posizione del debitore. La salvaguardia del ritorno dell’investimento passa anche attraverso la continuità aziendale e intervenire rapidamente può evitare un deterioramento più grave e aprire la strada a nuovi investitori.
Il caso dell’Inter non rappresenta solo un caso di scuola, ma segnala un cambiamento più profondo. La tutela del borrower (il soggetto finanziato) non è più affidata esclusivamente a meccanismi difensivi, ma si intreccia con la capacità del sistema di garantire interventi tempestivi ed efficaci, anche attraverso modelli giuridici diversi da quelli tradizionalmente adottati in Italia.
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