«Non è una punturina e via»: da Castronno l’appello alla sicurezza nella medicina estetica

La dottoressa Paola Crespi, ospite della rubrica "La Materia del Giorno", racconta come è cambiata la medicina estetica negli ultimi anni, e mette in guardia su rischi e luoghi comuni, invitando ad accedere alle procedure con maggiore consapevolezza

La medicina estetica è cambiata profondamente negli ultimi venticinque anni: da disciplina orientata alla trasformazione a strumento per sentirsi meglio nel proprio corpo. È però importante non sottovalutare le procedure, capire quali siano le più adatte e affidarsi sempre a professionisti seri. È il messaggio emerso nell’ultima puntata della Materia del Giorno di VareseNews, che ha ospitato Paola Crespi, medico chirurgo specializzata in medicina estetica, con una lunga esperienza sul campo.

Dalla trasformazione alla cura di sé

«Siamo partiti con una medicina più trasformativa, legata anche al mondo dello spettacolo, mentre oggi siamo arrivati a una medicina conservativa e rigenerativa» spiega Crespi. L’obiettivo non è più cambiare i tratti, ma accompagnare le persone in un percorso che le faccia sentire meglio.

Un cambiamento che riguarda anche l’approccio dei professionisti: «Abbiamo imparato a dire tanti no, per evitare risultati eccessivi o innaturali». Un passaggio culturale importante, che punta su equilibrio e buon senso.

Un tabù che resiste

Nonostante sia aumentato il numero di persone che ne fanno ricorso, la medicina estetica resta un tema ancora delicato. «Se ne parla di più, ma le persone fanno fatica ad ammettere di essersi rivolte a un medico estetico» sottolinea Crespi. La percezione di una medicina “non necessaria” pesa ancora.

Eppure, secondo la specialista, si tratta di un ambito legato al benessere: «Non è il rifiuto dell’invecchiamento, ma il desiderio di sentirsi meglio anche dal punto di vista psicologico».

Quando intervenire (e quando no)

Non esistono regole rigide, ma è fondamentale valutare caso per caso. «Esiste il buonsenso – spiega Crespi –. Se una giovane ha un problema che le crea disagio, è giusto aiutarla. Diverso è inseguire richieste esagerate o irrealistiche».

La prima visita diventa quindi centrale: un momento di ascolto e confronto per capire bisogni e aspettative. «Bisogna parlare con le pazienti e costruire un percorso adeguato».

Il rapporto con psicologi e altri specialisti

In alcuni casi, la medicina estetica si intreccia con altri ambiti clinici. È il caso del dismorfismo corporeo, che richiede un lavoro multidisciplinare: «Collaboriamo con psicologi, psichiatri e altri specialisti – endocrinologi, oncologi – perché non tutto va bene per tutti».

Crespi racconta anche episodi concreti: «Una paziente oncologica mi ha chiesto un trattamento ma non voleva informare il suo medico. In questi casi mi fermo: è fondamentale lavorare in collaborazione».

Il peso dei social e i modelli irrealistici

Un ruolo importante è giocato dai social network, che spesso alimentano modelli estetici difficili da raggiungere. «Capita che le pazienti arrivino con foto e dicano: voglio le labbra così. È una richiesta di trasformazione, non di miglioramento».

Qui entra in gioco il rapporto di fiducia tra medico e paziente: «Serve tempo per spiegare cosa è armonioso per quella persona. Non tutto ciò che si vede online è replicabile o adatto».

Attenzione a materiali e sicurezza

Uno dei punti più delicati riguarda la sicurezza dei trattamenti, spesso sottovalutata. «Non esiste la “punturina e via” – avverte Crespi –. Anche l’acido ialuronico può comportare rischi seri, se usato male o con materiali non adeguati».

Tra le possibili complicanze ci sono occlusioni vascolari, necrosi dei tessuti e, nei casi più gravi, perdita della vista. «Per questo è fondamentale affidarsi a mani esperte e scegliere materiali certificati».

Come scegliere il medico giusto

Il consiglio è chiaro: diffidare delle scorciatoie. «Non bisogna affidarsi ai social. Esistono albi professionali dove verificare la formazione dei medici». Un percorso di studio completo fa la differenza rispetto a corsi brevi.

Altro elemento da considerare è la specializzazione: «Chi fa tutto, spesso non fa bene tutto. È importante rivolgersi a chi ha competenze specifiche».

La parola chiave resta quindi consapevolezza: per i pazienti, ma anche per i professionisti.

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Pubblicato il 20 Aprile 2026
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