Il talento e la fortuna di Woody Allen
Match Point è l’ultima fatica del regista di Io & Annie che torna a realizzare un capolavoro: elegante, perfido, politicamente scorretto, inquietante
La fortuna conta più del talento. È l’assunto da cui parte l’ultimo bellissimo film di Woody Allen, Match Point: elegante, perfido, spregiudicato, politicamente scorretto, ma in maniera sottile, acida, terribilmente impietosa. Il “vecchio” regista di Io & Annie e Manhattan torna a essere davvero grande con un film non solo intelligente, come quasi tutti i suoi lavori, ma anche perfetto nel suo essere socialmente analitico.
Il Macht Point è quel punto del tennis che decide il risultato di una partita: ma se la pallina, proprio in quell’ultimo punto tocca il nastro della rete, cosa succede? Cosa decide il vincitore? Il talento o la semplice spietata fortuna? È così Chris, un giovane tennista irlandese che non è mai stato abbastanza bravo da sconfiggere i grandi del tennis, si ritira dalla professione e diviene maestro di tennis nell’alta società londinese. Ed è proprio qui che conosce una giovane ragazza ricca, che lo aiuta a scalare il successo. Ma i guai sono dietro l’angolo: inevitabile la passione che nasce con la bella attrice con poco talento che però è fidanzata con il fratello della moglie.
Allen mette in scena un melodramma che sconfina lentamente nel thriller riprendendo le grandi atmosfere di Crimini e misfatti, soprattutto dell’episodio con Martin Landau. Ma quello che fa grande Match Point è anche l’uso della lirica nella narrazione: non intesa solo come colonna sonora, ma anche come struttura narrativa tragica, tipica delle opere ottocentesche: una continua escalation verso l’inevitabile destino.
Fortuna o talento non importa: quello che è importante sono i valori calpestati in nome di rigide regole sociali non scritte, regole che ognuno dei protagonisti osserva per arrivare, o conservare, il successo. Lo aveva capito Goethe nel Faust, lo ha rappresentato Allen senza banalità. Certamente Match Point non fa ridere, almeno non nel senso tradizionale di Woody Allen, ma è sicuramente un film che non può non lasciare il segno.
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