L’Insubria non è un capolinea: la mappa nascosta dei laureati che l’hanno attraversata
Quattordici storie, una sola geografia: chi arriva, chi parte, chi torna. Il Graduation Day del 14 luglio letto come una mappa di rotte che si incrociano a Varese
Martedì 14 luglio l’Università degli Studi dell’Insubria celebra ai Giardini Estensi di Varese i laureati che hanno conseguito il titolo tra il 2022 e il 2026. Nelle settimane precedenti VareseNews ha raccolto quattordici testimonianze di studenti e studentesse, ognuna con la propria storia, il proprio corso, la propria ragione per scegliere un ateneo di provincia. Ma se si guardano queste storie non una per una, bensì tutte insieme, emerge un disegno che nessuna singola intervista poteva restituire: una geografia fatta di traiettorie che entrano ed escono da Varese, e di percorsi che si muovono nel tempo più che nello spazio. L’Insubria, in questa lettura, non è né un punto di partenza né un punto di arrivo. È un crocevia.
Chi arriva controcorrente
C’è un gruppo di storie che raccontano scelte fatte in direzione opposta al flusso naturale, quello che porta i giovani di provincia verso le grandi città. Irene Leotta è arrivata dalle Marche per un corso che, nel panorama accademico italiano, trova pochi eguali, e ha trovato all’Insubria «un ambiente in cui si insegna a pensare, a farsi domande». Laura Carriero, dopo la triennale all’Università di Torino, ha scelto di tornare vicino casa e ha scoperto che a Varese ha trovato un ambiente più familiare. Francesca Sanguinetti, dopo il liceo e un periodo di lavoro in Svizzera, ha seguito la sua passione per gli animali fino a Biologia, descrivendo il suo percorso con un’immagine botanica: la disciplina come il tronco di un albero. E Arianna Sgariboldi, da Milano, ha fatto una scelta esplicitamente controcorrente, che oggi la porta a raccontare di non essersi persa nulla di quello che avrebbe trovato al Politecnico.
Chi riparte da qui
Specularmente, un secondo gruppo di storie racconta cosa succede dopo, quando l’Insubria diventa il trampolino verso altrove. Matteo Cervini, dopo la triennale a Varese, ha vissuto l’Erasmus a Siviglia come un’esperienza formativa a 360 gradi e oggi prosegue la magistrale a Pavia, con lo sguardo rivolto al dottorato. Francesca Peluso è passata dalle aule di Varese ai laboratori dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, dove racconta di incontrare ogni giorno ricercatori da tutta Italia. Matteo Lombardi, attraverso un tirocinio al museo africano dei padri comboniani di Verona, ha scoperto che una realtà più piccola non rende l’Insubria una scelta di serie B. Debora Corti ha portato le fondamenta costruite a Varese fino alla magistrale alla Statale di Milano, riassumendo la sua scoperta più importante in una frase diventata quasi un manifesto: la storia non è una sola. E Viola Beatrice Fattore, oggi in una multinazionale della consulenza, ricorda che alla fine dello Startup Lab lo studente non è mai un numero, ma una persona.
Chi torna nel tempo
Un terzo movimento non attraversa lo spazio, ma il tempo. Elena Tandin è tornata sui libri dieci anni dopo le sue prime due lauree, conciliando lo studio con un lavoro a tempo pieno e una figlia piccola, ed è arrivata a una conclusione che vale come lezione per chiunque diffidi degli atenei di provincia: l’università alla fine non la fa la sede, ma la fa il docente. Sergio Russo, a 35 anni, dopo un primo tentativo con l’ingegneria, ha scoperto nell’insegnamento una vocazione arrivata quasi per caso, e oggi descrive l’energia che i ragazzi gli danno come unica. Dopo il diploma alberghiero e una triennale nel settore dell’alimentazione, Marco Strambi ha scelto di riprendere gli studi con una magistrale in ambito economico all’Insubria e ora ha una carriera di successo all’estero.
Chi resta e tiene in piedi il crocevia
Perché un incrocio funzioni, però, servono anche pilastri fermi. Tiziano Gessaga ha scelto l’Insubria per la vicinanza a casa e ha trovato nelle classi piccole un terreno di socialità inatteso, arrivando a dire di aver passato più tempo con i suoi compagni in università che al liceo. Lucrezia Maggi, tra associazioni studentesche e organi di governo, è quella che ha visto da vicino il motore che fa muovere l’università. Sono loro, insieme a chi organizza segreterie, aule e convegni, a rendere possibile che le altre rotte, quelle in entrata e in uscita, abbiano un punto in cui incontrarsi.
Un giorno solo, tutte le rotte insieme
Il 14 luglio, ai Giardini Estensi, queste traiettorie diverse per direzione, distanza e velocità si troveranno per un pomeriggio nello stesso luogo, sotto lo stesso lancio del tocco. È forse questo il senso più autentico del Graduation Day: non la fotografia di un punto d’arrivo, ma il momento in cui una rete silenziosa di rotte, alcune appena cominciate, altre già ripartite verso altrove, diventa per qualche ora visibile a occhio nudo.
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