“Africa Unite”, un mese di festa per Bob Marley
Il 6 febbraio il "Profeta" del reggae avrebbe compiuto 60 anni. La moglie Rita e i figli hanno voluto celebrare la sua memoria con la musica, per unire l'Africa
Musica per ricordare un mito. Oltre 250 mila persone nella piazza di Addis Abeba per ricordare quello che per molti non è solo un cantante, ma un vero e proprio profeta. Ieri, 6 febbraio, Bob Marley avrebbe compiuto sessant’anni, ma un tumore al cervello lo portò via da questa terra nel 1981, ricongiungendolo al Ras Tafari, Hailè Selassiè, ultimo imperatore di Etiopia, messia dei rasta di tutto il mondo. Rita Marley, la donna che ha accompagnato Bob per tutta la vita, insieme ai numerosi figli, ha voluto questa manifestazione, denominata non a caso "Africa Unite" per onorare la memoria dell’autore di “No woman no cry”, “Jammin’”, “Exodus”, “Rat Race”, “Redemption Song” e tanti altri pezzi nella storia della musica. Tanti artisti da tutto il mondo e la nostra Carmen Consoli hanno tenuto il concerto ad Addis Abeba, la capitale della “Terra promessa” dei rastafari, il luogo del ritorno alla terra dalla quale tanti furono strappati dai traffici dell’uomo bianco, secondo la religione rasta.
I proventi delle celebrazioni saranno devoluti a varie cause
benefiche, tra cui un fondo per le vittime somale del maremoto che il 26 dicembre scorso ha sconvolto il sud-est asiatio e alcuni paesi dell’Africa occidentale. Musica a tutto volume, dreadlocks e spinelli, per un mese di festeggiamenti che nelle intenzioni degli organizzatori, cioè la famiglia Marley, vuol essere l’inizio di una riscoperta di valori per l’Africa intera, unita dal nome e dagli ideali di Bob Marley. Su una folla estasiata e a tratti scatenata, dal palco sono piovuti saluti, ricordi, slogan per la libertà dell’Africa e moniti contro il flagello dell’Aids. Ma la protagonista assoluta, come la logica imponeva, è stata la musica.
«Forza Africa, ora vorrei vedere le signore dimenare un po’ il sedere», ha gridato il giamaicano Stone Love prima di attaccare un trascinante reggae. E il variopinto pubblico rasta e di semplici fan non si è fatto pregare ed ha risposto alla grande, senza fermarsi mai un minuto: sono state ore indimenticabili di puro ritmo, in un ondeggiare continuo, inarrestabile, ubriacante. Il concerto, evento clou di una serie di manifestazioni comprendenti anche seminari di vario tipo, è iniziato alle 12 in punto con una esibizione della banda dei Tamburi reali del Burundi. Sulla manifestazione, svoltasi senza incidenti, hanno vigilato centinaia di militari e di poliziotti che hanno chiuso benevolmente un occhio davanti alla marijuana, che i rasta considerano una sorta di sacramento. Uno dei momenti più commoventi è stato quando sul palco è salita Rita Marley, la vedova del cantante con tre dei cinque figli della coppia. È intervenuta anche Cedella, la madre ottantenne del cantante, che dal palco ha ringraziato commossa i presenti. Rita Marley aveva manifestato l’intenzione di traslare proprio qui la salma del marito, ma di fronte alle polemiche e alle proteste che si sono scatenate in Giamaica, dove il “Profeta” è nato, ha dovuto, per il momento, rinunciare.
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