I lavoratori Siei scioperano: «Vogliono lasciarci a casa»

Il dramma collettivo di 137 lavoratori. Il direttore: «I numeri parlano chiaro». I dipendenti: «Siamo sempre noi a rimetterci»

Nessuno operaio è entrato questa mattina, venerdì 6 settembre, alla Siei spa di Gerenzano. Le due ore di sciopero per chiedere alla direzione dell’azienda di aprire un dialogo costruttivo hanno avuto un’adesione totale da parte dei lavoratori. «Con questo gesto vogliamo semplicemente che l’azienda si dimostri più disponibile a trovare una soluzione» spiegano alcuni tra i numerosi operai presenti. La direzione della Siei spa ha infatti aperto, lo scorso 2 agosto, la procedura di mobilità per il licenziamento di 137 operai, su 299 di cui è composta l’azienda. 
«In tanti anni che lavoro qui non ho mai visto un atto di tale scorrettezza – racconta la signora che per prima è arrivata sul posto questa mattina e che lavora nell’azienda da 17 anni – Vogliono lasciarci a casa e nel peggior modo possibile. Non è così che si trattano gli operai. In questa maniera siamo sempre i primi a rimetterci».
La ditta è rimasta quindi deserta per due ore. È uscito persino il direttore Alvaro Brugioli che ha risposto alle domande dichiarando esplicitamente di non volere troppa pubblicità sui giornali; «E come è possibile?» hanno chiesto gli operai. «I numeri sono quelli che sono – ha spiegato il direttore – Non c’è il fatturato per mantenere tutti gli operai. La messa in mobilità è la soluzione per permettere ad altri di continuare a lavorare».

Subito si è aperto un piccolo dibattito tra operai e direttore. «Avete fatto tutto senza trovare un accordo» hanno accusato alcuni operai. Altri lavoratori hanno chiesto a Brugioli di rispondere chiaramente alle domande.
Alcuni dipendenti hanno fatto notare che il mese di luglio è stato quello di maggior produzione del 2002. «Adesso abbiamo lavoro, e poi?» ha risposto il direttore ricordando ancora una volta che non vede altre soluzioni possibili. 
«Non hanno dimostrato alcuna volontà a trattare – spiega poi arrabbiato un altro dipendente presente alla discussione – hanno aperto una procedura in pieno periodo estivo, quando la maggior parte dei lavoratori era in ferie. Non è corretto. Non c’è stato il tempo di trattare e prima delle ferie si parlava di una cassa integrazione straordinaria».
I tempi sono comunque molto stretti. L’11 settembre c’è l’incontro tra sindacati e direzione. Il 18 scadono i termini per trovare l’accordo, dopo di che iniziano i 30 giorni per trovare una conciliazione tramite il Ministero. Scaduti anche questi trenta giorni, se non si è ancora stato trovato l’accordo sugli ammortizzatori sociali, la Siei ha 120 giorni per lasciare a casa i dipendenti. «Per come hanno trattato la questione finora, è facile che lasceranno a casa tutti dal primo giorno disponibile» hanno commentato polemicamente gli operai.

«Nella produzione ci sono dei segni di ripresa – prosegue Angelo Re della Cisl – e lo sciopero di questa mattina ha proprio lo scopo di chiedere all’azienda di rivedere la posizione presa e aprire un dialogo più proficuo per i lavoratori».  Secondo Tonelli della Fiom Cgil, «bisogna capire dove andranno i lavoratori, questo è un altro punto su cui bisogna assolutamente trovare un accordo». 
La speranza dei sindacati è che l’azienda decida di passare dalla mobilità alla cassa integrazione straordinaria, in maniera tale da dare anche molto più tempo ai lavoratori di trovare un altro lavoro. «In ogni caso la crisi c’è e si sta affrontando nel modo sbagliato – conclude Re della Cisl – deve avviarsi un dialogo costruttivo, sia sul criterio di scelta dei lavoratori da mettere in mobilità, sia sul numero. Adesso andremo sicuramente a chiedere qual è il piano industriale, per vedere da dove saltano fuori queste 137 persone. Per noi possono essere decisamente di meno».


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Pubblicato il 06 Settembre 2002
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