Un parco agricolo per rilanciare l’agricoltura
La proposta della Coldiretti raccoglie le prime adesioni. Si attende una risposta da parte delle istituzioni
Il direttore della Coldiretti, Ignazio Bonacina, aveva lanciato l’idea all’inizio del mese. Ora arrivano le prime adesioni, come quella di Arturo Bortoluzzi, presidente dell’associazione “Amici della terra”. Costruire un parco agricolo provinciale, al fine di salvaguardare il territorio e sviluppare l’agricoltura locale.
L’ambizioso progetto andrebbe realizzato all’interno del “Piano territoriale di coordinamento provinciale “(PTCP), di cui è stato da poco reso pubblico il Documento Direttore. Secondo Bortoluzzi la provincia di Varese presenta un territorio ottimale per la realizzazione dell’area, in quanto possiede già un’imponente rete di parchi da cui partire. Certo, le zone protette sono altra cosa rispetto ad un parco agricolo, ma Bortoluzzi non pensa che le due cose si escludano a vicenda: «Alcune attività produttive, come appunto l’agricoltura o la zootecnia, ed alcune attività tradizionali, come l’artigianato, sono tutt’altro che incompatibili con la tutela dell’ambiente, anzi, possono essere rafforzate dalla presenza di un parco». Dunque, un parco agricolo potrebbe addirittura valorizzare e rafforzare il sistema-parchi già esistente.
Sicuramente darebbe un grande impulso all’agricoltura ed all’economia del Varesotto in genere, che poi è l’obiettivo della Coldiretti. Secondo il presidente Bonacina un’area provinciale protetta «eviterebbe che i terreni destinati alle coltivazioni vengano erosi per costruire o, peggio, vengano lasciati sfitti e dunque incolti, in attesa che la loro destinazione d’uso venga modificata». Anche Bortoluzzi si mostra sensibile al rilancio dell’agricoltura, e pone l’accento sul problema del “bio”: «L’agricoltura varesina va non solo conservata ma rilanciata fino a costituire un’ eccellenza dell’economia nostrana. Perché ciò possa accadere va incentivata una agricoltura di qualità, il più possibilmente biologica, volta a riscoprire e valorizzare i prodotti tipici e locali, mentre vanno contrastate con forza tutte quelle iniziative tese ad un’ indiscriminata diffusione degli ogm».
Il sasso è stato lanciato, ora bisogna vedere se le istituzioni e chi di dovere lo raccoglieranno oppure lo lasceranno rotolare a vuoto.
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