I Cobas come Maroni: «L’Alfa non va chiusa»

Alfa di Arese e vertenze salariali nel settore pulizie le tematiche presentate al Prefetto. Giovedì e venerdì altre mobilitazioni a livello provinciale

Presidio di fronte alla prefettura da parte di una cinquantina di lavoratori aderenti alla categoria Slai Cobas-Cub. Due i piatti forti che hanno spinto alla mobilitazione. La questione dell’Alfa di Arese, con 2.300 lavoratori e 1.000, tra operai e impiegati che a giorni entreranno in cassa integrazione a zero ore, e la vertenza salariale aperta nel comparto delle pulizie nelle scuole superiori. Una sorta di pressing che il sindacalismo di base sta operando verso i centri del potere: a Varese in prefettura e a Milano di fronte alla sede della provincia "perché l’alfa di Arese non è un problema locale ma regionale", come afferma Emilia Carlini, delegata dell’Alfa di Arese, e impiegata in una delle società che rientrano nelle affiliate all’Alfa. E il prefetto di Varese ha ascoltato le doglianze dei sindacalisti, che attorno alle 18.30 sono saliti a colloquio con sua eccellenza, proprio come accaduto mesi fa, quando migliaia di persone, allora per protestare contro la cassa integrazione allo stabilimento alle porte di Milano, andarono sotto casa del ministro Maroni, a Lozza. Ed è un po’ come un filo quello che lega le vicende dei sindacalisti al ministro del Welfare: nei volantini distribuiti nel pomeriggio di oggi si legge lo stesso appello fatto da Maroni qualche ora fa: "l’Alfa di Arese non va chiusa". Stesso appello che il Prefetto Guido Nardone ha promesso ai sindacalisti di segnalare alle sedi appropriate, quindi a Roma. Sul fronte della mobilitazione non sarà posta alcuna tregua alla lotta, fanno sapere i sindacalisti: per giovedì prossimo è stato indetto un nuovo sciopero che riguarderà i lavoratori dell’Alfa i quali oltre a fermarsi nella mattinata occuperanno per protesta l’autostrada.
ferrari.jpg (14710 byte)Tutta varesina invece la questione delle lavoratrici addette alla pulizia delle scuole superiori della provincia di Varese, una settantina in tutto. Qui il problema risiede nel ritardo del pagamento degli stipendi arretrati e nell’instabilità del posto di lavoro. «I fondi destinati alle scuole superiori nell’anno scolastico 2001/2002 non sono ancora arrivati dal Ministero della pubblica Istruzione – ha affermato Antonio Ferrari, coordinatore provinciale dello Slai-Cobas – e le scuole ritardano i pagamenti alla ditta appaltante che a sua volta scarica sulle lavoratrici tale disagio». In merito a quest’ultima vicenda le comunicazioni che i sindacalisti hanno appreso dal Prefetto sono confortanti. Sembra che un decreto ministeriale abbia sbloccato i fondi destinati all’Istruzione pubblica per la nostra provincia: sarà necessario attendere ancora qualche giorno per verificare le modalità con cui i fondi verranno erogati.
«Nel frattempo la nostra mobilitazione continua – ha concluso Ferrari – e venerdì prossimo inizierà lo sciopero ad oltranza che in provincia di Varese farà incrociare le braccia a queste lavoratrici».


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Pubblicato il 23 Ottobre 2002
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