«Cari carcerati, vi spiego come stanno le cose»
Il consigliere regionale Martina ha scritto una lettera ai detenuti del Miogni per spiegare la propria contrarietà alla nascita di un nuovo carce
Il consigliere regionale Giovanni Martina ribadisce la propria contrarietà all’ipotesi di un nuovo carcere di Varese, sottolineando la necessità di ristrutturare l’esistente. Le motivazioni di questa posizione sono state espresse dal consigliere anche questa mattina al carcere di Varese, dove Martina si è recato accompagnato dal segretario provinciale del Prc Giovanni Bonometti.
Martina ha inoltre scritto una lettera a tutti i detenuti per spiegare meglio la propria posizione: «Ho deciso di scrivervi sul progetto di costruzione di un nuovo carcere a Varese. Se ne sta parlando molto sulle pagine dei quotidiani locali, spesso a sproposito, pubblicando notizie non vere o inesatte, facendo credere soprattutto a voi detenuti di vantaggi consistenti. Per questo ho preso carta e penna, per informarvi di come in realtà stanno le cose».
«Un nuovo istituto, in primo luogo, non sarebbe progettato per far fronte alle esigenze di Varese – prosegue Martina nella lettera -. Qui i detenuti provenienti dalla città e dalla provincia sono pochissimi. Su 119 detenuti, al 14 settembre 2003, solo 38 erano infatti residenti sul territorio. Se si considerano invece coloro che hanno commesso reati in città o nella provincia, la cifra complessiva è stata di 163 detenuti su 318 ingressi dal 1° gennaio 2003. Cifre assai basse, pur considerando la presenza dell’aeroporto internazionale della Malpensa che sistematicamente rifornisce i carceri di Varese e Busto Arsizio di nuovi reclusi per traffico internazionale di stupefacenti. Un nuovo istituto avrebbe unicamente lo scopo, questa la verità, di costituire lo sfogo per altre esigenze, quelle della metropoli milanese, non più in grado di contenere nelle carceri del proprio territorio la popolazione reclusa. Sul territorio di Varese si costruirebbe (questo lo si cerca di nascondere in ogni modo), un carcere per almeno 500 detenuti, oltre quattro volte le attuali dimensioni della vecchia Casa Circondariale, deturpando un’area verde, autentico patrimonio collettivo, che sta suscitando molte proteste da parte dei cittadini residenti. Non sarebbe automatica la chiusura del Miogni, con la probabile beffa di avere due carceri, ambedue sovraffollati di detenuti provenienti in gran parte da altre province, seguendo le logiche della Lega Nord, e dell’attuale Ministro della Giustizia Roberto Castelli, tese ad un aumento indiscriminato della popolazione detenuta».
«La politica in generale che bisognerebbe invece portare avanti dovrebbe essere, all’opposto, quella di ridurre al minimo i detenuti, incarcerando di meno attraverso la depenalizzazione dei reati minori e facendo funzionare molto di più le misure alternative, dalla semilibertà all’affidamento in prova. Questo ridurrebbe anche l’esigenza di nuovi e inutili carceri. Un nuovo carcere si collocherebbe fuori dal tessuto urbano, con l’evitabile allentamento dei rapporti con la città e le difficoltà, sempre riscontrate in questi casi, per un suo raggiungimento, da parte sia degli Agenti di Polizia Penitenziaria che dei parenti dei reclusi. Va infine ricordato come nella ristrutturazione del vecchio carcere si potrebbero acquisire gli ampi spazi attualmente liberi, posti al di fuori del perimetro delle mura, ricavando locali utilizzabili per attività collettive. Il Miogni diventerebbe in questo modo più vivibile, mantenendo una capienza massima non superiore all’attuale. Forse l’intenzione, mai dichiarata, dei fautori della costruzione di un nuovo edificio carcerario è semplicemente quella di liberare un’area nel centro cittadino per inconfessabili interessi speculativi. Sarebbe in definitiva, la ristrutturazione del vecchio Miogni, un’operazione che farebbe risparmiare alla collettività svariati milioni di euro, puntando a migliorare davvero la qualità della vita della popolazione detenuta. Spero con queste mie poche righe di avervi almeno dato alcuni elementi utili a comprendere quanto sta accadendo, mettendovi in guardia da chi vi vuole presentare un futuro che non è nella realtà delle cose».
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