Ruspe nel bosco di Schianno. I camion avranno una via “riservata”
Gazzada Schianno – Una strada lunga mezzo chilometro circa, salverà il centro del paese dai mezzi pesanti. Ma non mancano le contestazioni per lo "sfregio" ambientale
Una strada che risolverà, almeno in parte, il grande problema della viabilità a Gazzada Schianno. E questo è l’aspetto positivo. Quello negativo è che le ruspe che stanno aprendosi un varco nel grande prato che delimita Schianno, sembrano dare un “assaggio” di quello che potrebbe accadere in quella zona: proprio di fronte alla nuova strada dovrebbe sorgere il nuovo carcere.
Insomma, lo scempio è dietro l’angolo. E c’è già chi si chiede, soprattutto tra i cittadini di Gazzada e quelli di Bizzozero, se niente si possa fare per “limitare i danni”.
La strada in costruzione (il cantiere è aperto da circa tre settimane) è in fondo alla via Piana di Luco, subito dopo lo stretto ponticello “croce” di tutti i camionisti.
Si tratta, fanno sapere dal Comune di Gazzada Schianno, di lavori autorizzati dopo accordi con la multinazionale RFT che ha la sede a Gazzada, ex carrozzeria Macchi, in via 1° Maggio.
«L’azienda – spiega il sindaco Alfonso Minonzio- si è accollata l’onere della realizzazione di questa strada, circa 400 milioni di vecchie lire, per fare in modo che i camion che sono costretti a passare dal centro del paese per raggiungere la RFT e la zona industriale, abbiano un percorso alternativo, percorso che taglia fuori, appunto, il centro del paese».
I lavori sono stati appaltati dall’Immobiliare Gazzada, proprietaria dell’immobile all’impresa Barbatti e procedono spediti. La nuova striscia d’asfalto sarà lunga circa 400 metri e sbucherà appunto all’altezza della RFT, per immettersi sulla strada che porta al ponticello di via Gasparotto. Altra nota dolente, oltre al fatto che una parte della zona verde a sud di Varese è stata “sfregiata”, è il fatto che i camion dovranno comunque percorrere buona parte di via Piana di Luco, stretta e tortuosa.
«E’ vero – spiega il sindaco – ci rendiamo conto che solo una parte del problema viene in questo modo risolto e a discapito di una bella zona verde. Ma non c’era davvero altra soluzione. E poi, oggi come oggi, siamo più preoccupati della colata di cemento che potrebbe far sparire tutto, prati e boschi della “Villa”. Se la commissione del ministero della Giustizia dovesse decidere che quella è la zona adatta per trasferire i Miogni, un edificio di 46.000 metri quadri cancellerà forse uno degli ultimi parchi di cui possiamo godere».
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