Un viaggio nella storia dell’Uomo
Rai Trade e l’archivio discografico dedicato alla musica contemporanea. Distribuzione Ducale Dischi di Brebbia
Luis Bacalov sostiene che «per ascoltare la musica del Novecento ci vuole fegato». Così come ce ne volle a Schoenberg, Bartok, Stravinksy per scrivere ciò che nessuno avrebbe mai potuto immaginare. Forse tra qualche anno anche Ada Gentile, Roberta Vacca, Filippo Del Corno, Luca Lombardi, Luigi Ceccarelli, Stefano Taglietti, Fabrizio De Rossi, Osvaldo Coluccino, Marco Di Bari si potranno dire “classici”. Inseriti abitualmente nelle programmazioni concertistiche, riconosciuti al pari dei grandi del XX secolo, studiati dalle nuove generazioni come punti di riferimento. Perché capaci di immaginare e concepire nuovi mondi sonori. A loro, e a molti altri, Rai Trade (etichetta discografica distribuita in esclusiva da Ducale Dischi di Brebbia) ha dedicato spazio e attenzione coltivando, con ambizione, il progetto di documentare “l’altra” musica italiana su cd. Autori più o meno giovani, poco o tanto conosciuti (all’estero ma anche con importanti riconoscimenti in patria), sempre rilevanti dal punto di vista artistico ed espressivo.
Con circa cento incisioni, Rai Trade accende, in chiunque, quella voglia di conoscenza che va al di là di ciò che l’orecchio – e l’animo umano – si pensa possano normalmente sopportare.
Così Ada Gentile, con la sua “Ansia di Pace”, trasforma in musica il proprio cognome nel comporre “Ho scritto una canzone”, dedicata a Ennio Morricone. Divertimento melodico quasi impressionista e in punta di penna. “Illusionismo sonoro”, lo definiscono in molti. Illusionismo che materializza ciò di cui è fatta la vita: un battere, un levare, ancora un battere. Come “La giornata di Betty Boop” – una ricerca musicale birichina – o il “Piccolo studio da concerto” e “Staccato dal mondo”: tutte, meravigliosamente raffinate. (nella foto Marco Matalon, patron della Duicale Dischi di Brebbia)
“Emme alla Emme”, la raccolta di Roberta Vacca, è invece un fiorire di studi ri-elaborati sulla tradizione barocca e sull’improvvisazione jazzistica. Elegante e rimbalzante, nello spazio esteso di una scrittura ricca, che sposta il mestiere artigianale del compositore sempre più in là. Lo fa anche Filippo Del Corno, tanto visionario e futurista (ritmo e tensione senza arresto) quanto solitario nell’affrontare le angosce di un movimento vitale che non si può fermare. Più che un disco, “Hotel Occidental” è un romanzo americano di società inarrestabile, nella quale l’uomo cade sotto il peso del proprio cinismo e di un’ironia che non diverte ma intimorisce. Un racconto continuo che si fa espressione di un mondo calcolatore e cadenzato.
Bolle spaziali nelle quali Luca Lombardi naviga allontanandosi dalla riva al pari di un naufrago che gode della sua stessa prontezza nel possedere il mare del suono. Tuffi con bracciate muscolose ma senza ostentare forza. “Nel vento con Ariel” ha i timbri dei flauti (il bravissimo Roberto Fabbriciani, spesso interprete di opere di Giorgio Gaslini), del violoncello, del pianoforte. Tutti raccolti nello sforzo comune del cercare l’equilibro dell’uomo nell’uomo.
Lo stesso che il canto gregoriano, con il suo dialogo tra noi e Dio, regala nell’insistente preghiera elettroacustica di Luigi Ceccarelli: “Exsultet” e “In Die Resurrectionis”. Preghiera che abbandona la sua liquidità sacra per sposare la densità in “Camera obscura – Un grande adagio sul buio”: storia di una madre che, per ereditarietà cieca, teme per il figlio che porta in grembo. Potrà, egli, vedere la luce? Dice, Di Bari: «Nel tempo del trionfo dell’immagine, della comunicazione visiva, degli occhi artificiali che scrutano di continuo il mondo e lo trasmettono alla nostra vista in vertiginose prospettive, “Camera Obscura” ci riporta ai confini estremi della conoscenza, della sensibilità, nel territorio in cui la cecità annulla ogni rapporto con le cose e le persone per riscattarlo nel suo contrario». Perché si può essere ciechi, seppur vedenti.
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