Un cippo ricorda il cimitero dei giovani cecoslovacchi
Erano arrivati a Solbiate come prigionieri in divisa austroungarica: alcuni di loro tornarono in patria, altri non ce la fecero. Da oggi un monumento ricorda il camposanto rimosso nel 1964
Erano arrivati in divisa austroungarica, come nemici. Ne uscirono – molti di loro – come soldati della neonata Cecoslovacchia, una delle nuove nazioni sorte dalle ceneri degli Imperi. È la storia dei soldati boemi, moravi e slovacchi che nel corso della Grande Guerra finirono prigionieri in vari campi in Lombardia, tra cui quello di Solbiate.
Una storia che – grazie a ricercatori e divulgatori – vive ancora oggi: nella giornata di lunedì 25 settembre si è aggiunto un altro tassello, con l’inaugurazione del cippo che ricorda i cecoslovacchi morti nel campo di Solbiate e sepolti qui per oltre quarant’anni.

Sono passati 99 anni dalla fine della Prima Guerra Mondiale, l’inutile strage che segnò anche la fine di tre imperi – quello austroungarico, quello russo, quello ottomano – e la nascita di nuove nazioni in Europa. Tra queste c’era anche la Cecoslovacchia, destinata a durare per poco più di 70 anni, fino al divorzio consensuale e pacifico dei due popoli – quello ceco e quello slovacco – nel 1993. A Solbiate si sono trovati anche gli ambasciatori dei due Paesi mitteleuropei, lo slovacco Ján Šoth, e la ceca Hana Hubáčková, venuti qui a rappresentare le due repubbliche unite dal ricordo del sacrificio dei soldati che combatterono in divisa austroungarica.

Furono 597 i soldati cecoslovacchi che morirono durante la prigionia in Lombardia: si era in tempo di guerra, le risorse alimentari scarseggiavano e – come nelle trincee- anche nei campi le condizioni non erano ottimali. Subito dopo la guerra anche qui colpì l’epidemia di “spagnola”, che fece milioni di morti in Europa. Molti decisero poi di unirsi alla “Legione cecoslovacca”, il nascente esercito nazionale che raccolse migliaia di uomini dispersi in ogni angolo del continente e oltre (alcuni erano finiti persino a Vladivostok).
A Solbiate il campo di prigionia si trovava nell’area oggi occupata dalla caserma Ugo Mara, vicino all’attuale superstrada 336. Il cimitero dei prigionieri si trovava poco distante, all’altezza della rotonda che annuncia il paese: nel 1964 le salme furono traslate nel cimitero di Cittadella, in Veneto, che già accoglieva i caduti sul fronte. Sul luogo del cimitero furono costruiti dei condomini, davanti a cui oggi è stato posto il cippo in memoria. Il gruppo “I recuperanti” – che ha cercato tracce del campo negli ultimi due anni – ha donato agli ambasciatori stranieri due cassettine, contenenti piccoli oggetti recuperati dal terreno: piastrine, gavette, fregi, memoria concreta della permanenza dei cecoslovacchi a Solbiate (dove è allestito anche un piccolo museo).

A distanza di un secolo, oggi Repubblica Ceca e Slovacchia vivono in pace, insieme all’Italia un tempo “nemica” e all’Austria “padrona”, dentro all’Unione Europea. In questo spirito pacifico è stata ricordata oggi la vicenda dei giovani morti a Solbiate. E chissà che la memoria dei fanti venuti da Praga, da Pilsen, da Bratislava, non aiuti anche l’Italia a ricordare le migliaia di italiani (trentini, friulani, giuliani, dalmati) che combatterono e morirono in divisa austroungarica e che sono stati quasi cancellati dalla memoria nazionale.
TAG ARTICOLO
La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
Ultimi commenti
principe.rosso su Sicurezza a Gallarate, Dall’Igna replica ai gruppi di Vannacci: “La campagna elettorale è già iniziata”
principe.rosso su Il governo sospende Schengen, a Malpensa scattano i controlli sui voli dalla Spagna
Felice su Il vero pericolo non è il bosco. È chi lo abbandona
Bustocco-71 su "Davvero è necessario asfaltare la ciclabile della valle Olona?"
Maxim59 su Ciclopedonale del Piambello, il traguardo si avvicina: nuovi lavori per completare il percorso dal Ceresio
MarcoF su "Davvero è necessario asfaltare la ciclabile della valle Olona?"










Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.