“In undici ospedali, non c’era posto per mia madre”

Un lettore racconta la storia della madre ottantaduenne che si è rotta la testa del femore. Dal pronto soccorso di Busto è stata ricoverata a Garbagnate. La replica dell'ospedale

Egr. direttore,

utilizzo questo spazio per segnalare  il disagio che la nostra famiglia sta vivendo perchè ho la netta percezione che non sia una situazione eccezionale, ma stia diventando la norma anche in una Regione, la Lombardia, che si vanta di rappresentare l’eccellenza in campo sanitario.

Mia madre,ottantaduenne, il giorno 27/02 si è fratturata la testa del femore in seguito a caduta accidentale. Portata all’osp. di Busto A., ha trascorso  in PS, su una barella, tutta la notte fino al primo pomeriggio del giorno  successivo, in attesa che trovassero un posto letto;con estrema sorpresa ci viene comunicato che,dopo aver interpellato 11 Strutture sia pubbliche che del privato accreditato,  è stato reperito unicamente un posto letto all’ospedale di Garbagnate Milanese.

Faccio presente che la nostra abitazione è situata in una zona ricca di Strutture Sanitarie; a distanza di pochissimi KM abbiamo l’Osp. di Busto, quello di Legnano, le Cliniche Mater Domini e Multimedica, raggiungibili con facilità estrema. E’ incredibile che in una situazione apparentemente felice come questa, ci troviamo costretti a gestire l’assistenza di mia madre a decine di Km di distanza da casa in una zona poco servita dai mezzi di trasporto.

La problematica di interesse generale che vorrei sollevare è, quindi, questa: se in una zona con un’offerta di Strutture Sanitarie così grande non è stato trovato un posto letto per il ricovero di un’urgenza come può essere una frattura di testa di femore in persona anziana, occorrerà rivedere da parte degli organi regionali competenti, i criteri con cui sono stati effettuati i tagli di posti letto per acuti, dal momento che quelli attuali sembrerebbero insufficienti a coprire le necessità del territorio. Gli organi regionali hanno ragione a farsi vanto dei risparmi economici con ogni probabilità raggiunti attraverso i tagli effettuati, ma vorrei che siano consapevoli che tali scelte  vanno a discapito degli assistiti stessi su cui gravano disagi fisici e aggravi economici. Direi loro, anche, di smetterla di enfatizzare , come in Lombardia avviene in continuazione, i concetti di libera scelta del cittadino e di cittadino al centro del Servizio Sanitario. Non è così; mia madre avrebbe scelto di essere ricoverata nell’ospedale della sua città di cui, tra l’altro,  nella sua vita non ha mai usufruito pur avendo contribuito a realizzarlo, e di essere operata dal chirurgo ortopedico di sua fiducia. Si è trovata, invece, catapultata a 82 anni, in una realtà che non conosce tanto meno dal punto di vista della qualità tecnica di chi vi opera. Cordiali saluti

 


Quello che è capitato alla madre del lettore appare essere una caso eccezionale: « Da gennaio a tutto febbraio – spiega il primario del pronto soccorso dottor Lualdi – abbiamo effettuato sei trasferimenti in altre strutture per casi di ortoipedia. Purtroppo può accadere che situazione d’emergenza ci costringano a chiedere supporto ad altre strutture. Noi, abitualmente, facciamo prima riferimento agli altri plessi dell’azienda (Saronno e Tradate) in caso di risposta negativa alle altre strutture ospedaliere della zona e proseguiamo allargando il campo di ricerca territoriale. Inoltre, cerchiamo di spostare il meno possibile i pazienti più anziani. È stato veramente il frutto di situazioni eccezionali». 

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Pubblicato il 01 Marzo 2013
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