Vietata l’agopuntura per le “smart city”
Maurizio Melis dà i consigli a quei comuni ed enti pubblici che si vogliono adeguare al futuro: con qualche proposta per risparmiare, e una dritta per non accontentarsi
Cosa possono fare quei comuni ed enti pubblici che vogliono, o devono adeguarsi al futuro? Quali tra le mille microposte arrivate sul tavolo vanno seguite? O come cavarsela di fronto al vuoto di futuro? Maurizio Melis, giornalista di Radio 24, prova dal tavolo del convegno sulle Smart City, organizzato a Varese da Confartigianato e Univa a dare qualche consiglio: con qualche proposta per risparmiare, e una dritta per non accontentarsi.
«Innanzitutto, no all’agopuntura – sottolinea Melis – Non bisogna fare un angolino intelligente in una città non attrezzata per il futuro: o la smart city cambia la vita dei cittadini o non serve. Poi, ci sono alcune cose che gli enti pubblici che vogliano cimentarsi con il futuro possono fare: Innanzitutto non sviluppate 50mila volte la stessa applicazione: non solo è un inutile costo in più, ma applicazioni sempre diverse hanno dati poco condivisibili». Il consiglio quindi è: «Copiate quello che c’è già di buono»
Inoltre, per fare un progetto efficente: «Partite da quello che conoscete meglio. Quello che nella vostra città è un progetto importante, un’eccellenza, oppure un problema a lungo dibattuto»
Infine, considerato che molti esempi nel mondo riguardano progetti su megalopoli: «In Italia siamo senza megalopoli, perciò dobbiamo inventarci la via italiana alla smartcity. Partendo dal turismo e dalle belle arti, creando una via italiana a questo genere di progetti. E partendo magari da centri medio piccoli, che sono la stragrande maggioranza delle realtà italiane, e che sono più gestibili delle grandi città».
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