“Le banche svizzere hanno speculato sui frontalieri”

Agostino Abate al convegno sul segreto bancario, non lesina pesanti critiche alla Confederazione, accusata tra l'altro di "speculare sui frontalieri" sulla questione dello scudo fiscale


Il tavolo dei relatori al convegno sul segreto bancario e lo scudo fiscale. Agostino Abate è il primo a destra«Le banche svizzere hanno speculato sui frontalieri – il che è una sciocchezza, fumo per attirare l’attenzione, perchè lo scudo fiscale non ha niente a che vedere con i frontalieri – per cercare di fare controinformazione».  Non ha mezzi termini Agostino Abate, pm famosissimo a Varese per il coraggio con cui affronta alcune delle questioni penali più spinose della società varesina, nel giudicare il comportamento Svizzero nella sue reazione allo scudo fiscale. Lo fa dal tavolo della prima tavola rotonda organizzata dall’Associazione degli Avvocati e Commercialisti dell’Insubria dal titolo "Riservatezza e segreto bancario: vediamoci chiaro", con un intervento finale che lascia tutti di stucco.

Per il magistrato «Lo scopo finale svizzero era di far passare l’idea che è possibile procedere anche al solo rimpatrio giuridico delle somme e non il loro spostamento fisico in Italia: questa è la vera diatriba in atto in questo momento, su questo c’è la tensione. Non facciamo finta che i frontalieri rischino chissà cosa». Di più: la parola "frontalieri" per il magistrato è stata sventolata volutamente per spaventare più del necessario autorità e lavoratori italiani: «In realtà hanno fatto finta di ricattare l’Italia sull’accordo bilaterale: ma solo per attirare l’attenzione dei media. Quando ci sono riusciti, hanno veicolato l’informazione che volevano far sapere davvero: la possibilità di rimpatrio solo giuridico dei soldi. Il dottor Bulgheroni (presente al convegno in qualità di Console Svizzero, ndr) è stato ottimista nel suo intervento: dice che questa situazione è passeggera, che la Svizzera da questa lezione imparerà e cambierà. Ma finora le banche stanno imparando bene più che altro la storia del rimpatrio giuridico, cioè solo per dichiarazioni e non con il rientro fisico, dei soldi: il che significa che il 94% di quei capitali rimarrà in Svizzera, soprattutto in Canton Ticino».

Abate tiene molto a differenziare il segreto bancario italiano da quello svizzero: «Il segreto bancario svizzero è un segreto specialissimo, in grado di resistere non solo alle intrusioni di privati o di funzionari infedeli, ma anche a quelle dello Stato o delle Organizzazioni internazionali. Quest’ultimo scudo fiscale italiano è stato fatto perchè l’istituto bancario possa resistere alla richiesta dell’autorità giudiziaria. I primi due scudi non hanno saputo fare così chiaramente questa distinzione tra soldi veri e dichiarazioni, questo invece potrebbe permettere di opporre un segreto bancario “alla svizzera”. Ma nel nostro paese non possiamo permetterci una situazione simile, non possiamo permettere che questa logica prenda piede: con un istituto del genere e nella nostra situazione, parlare di legalità sarebbe poi un’illusione».

Ad Abate, ovviamente, preoccupa soprattutto la natura dei soldi portati in Svizzera: «In Italia il consumo di cocaina è decuplicato, siamo nella top ten mondiale dei consumatori. Ma i ricavati di questi soldi illeciti dove vanno? Non nei “paradisi fiscali”, come li chiamano tutti, persino don Luca Violoni, ma all’Isola di Tortuga: quella dove i proventi dei pirati restano impuniti. Non voglia la Svizzera per mero motivo utilitaristico condannarsi a essere inquinata dalla difesa di questi soldi».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 14 novembre 2009
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